L’obesità, una malattia così complessa e determinata da diversi fattori, non può essere affrontata con una “semplice” dieta o incoraggiando un superficiale cambiamento delle abitudini alimentari o l’adozione di una non precisata attività fisica.

Obesità: malattia che non si vuole curare, ma che si può curare

 

L’obesità è stata dichiarata dall’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) il più grande problema cronico di salute per gli adulti, con 600 milioni di persone affette da questa malattia nel 2014 e 42 milioni di bambini sotto i 5 anni in sovrappeso o affetti da obesità. Spesso pensiamo che sia un problema solo degli Stati Uniti, ma nel 2015 il tasso di adulti con obesità riscontrato dall’OMS nelle Regioni Europee è stato del 21,5% nei maschi e 24,5% nelle donne. Le proiezioni affermano che di questo passo nel 2030 le persone affette da obesità nel mondo saranno 1,1 miliardi e quelle in sovrappeso 2,2 miliardi.

Una malattia così complessa e determinata da svariati fattori (genetici, ambientali, psicologici e sociali), non può essere affrontata con una “semplice” dieta o incoraggiando un superficiale cambiamento delle abitudini alimentari o l’adozione di una non precisata attività fisica.

Il mondo medico, dai Medici di Medicina Generale agli specialisti delle diverse branche, deve prestare attenzione alla facile tendenza alla stigmatizzazione delle persone affette da obesità. Spesso, anche gli specialisti dell’obesità considerano il paziente pigro, senza forza di volontà e poco intelligente, ma così facendo perdono di vista il loro ruolo di guida nel processo di cura. Questa convinzione si associa spesso ad una comunicazione con il paziente distaccata e ricca di biasimo, che a sua volta determina, in una persona già afflitta da un disagio psicofisico, un aumento di disturbi alimentari e dell’umore, una riduzione dell’attività motoria e paradossalmente un aumento del peso corporeo.

La sfida alla cura dell’obesità trova come ostacolo i troppi interessi economici o di carriera, che spingono molti medici a prescrivere diete miracolose o poco raccomandabili, sfruttando il desiderio umano di risultati facili e immediati, ma purtroppo difficilmente mantenibili. In questi casi il medico è poco interessato alla qualità di vita del suo assistito e non tiene assolutamente conto della centralità della persona nel processo di cura. Il ricorso a diete molto conosciute (come quelle iperproteiche), che esistono da decenni, si contrappone al continuo aumento dell’obesità nel mondo. Tale aumento potrebbe essere favorito dall’effetto yo-yo (Weight Cycling Syndrome o Sindrome da Oscillazione di Peso), ossia il recupero dei chili persi in breve tempo con conseguente peggioramento del quadro metabolico.

Un altro ostacolo alla cura dell’obesità è rappresentato da politiche sociali che si preoccupano poco di questo problema. La promozione della salute potrebbe avvenire attraverso la costruzione di piste ciclabili, la cura dei parchi, la distribuzione di buoni per ingressi in palestre e piscine. Bisognerebbe stimolare scelte alimentari più sane, coinvolgendo ristoranti e supermercati, effettuando corsi nelle scuole di cucina e degustazione. “Bisognerebbe effettuare un vero marketing sociale per incoraggiare l’adozione di stili di vita salutari”.

È possibile curare l’obesità, ma bisogna considerare le evidenze scientifiche e le linee guida internazionali, che indicano come obiettivi realistici: la perdita del 5-10% del peso corporeo, attraverso una modifica dello stile di vita; la prevenzione di possibili complicanze (diabete, malattie cardiovascolari, demenze, tumori, ecc.) attraverso il mantenimento delle migliori condizioni metaboliche possibili; il miglioramento dell’autostima e dell’immagine corporea del paziente.

La gestione di una problematica così diffusa parte sicuramente dal Medico di Medicina Generale, il primo baluardo della salute. Un recente articolo ha descritto le linee guida Europee per la gestione dell’obesità adulta nelle cure primarie. Gli autori dell’articolo hanno sottolineato la necessità da parte del medico, di non avere pregiudizi verso questi pazienti ma al contrario una sincera disponibilità all’ascolto e comprensione delle preoccupazioni e necessità. È emersa inoltre l’importanza di un’adeguata conoscenza del colloquio motivazionale e l’uso dell’Educazione Terapeutica per facilitare l’efficienza della cura e per mantenere la giusta motivazione. L’Educazione Terapeutica è un intervento continuo e strutturato, centrato sul paziente, che ha lo scopo di aiutarlo non solo ad avere maggiori conoscenze della sua malattia, ma soprattutto maggiori competenze per vivere una vita più sana e in armonia con se stesso. Questa non può essere improvvisata e deve essere condotta da personale adeguatamente formato.

La cura dell’obesità necessita di un team interdisciplinare che non consiste solo nella presenza di diversi specialisti che lavorano sulla stessa malattia. Un buon team dovrebbe condividere lo stesso obiettivo, prendersi cura non solo della malattia ma prima di tutto della persona, usare un linguaggio chiaro, semplice e accogliente. Ogni specialista del team dovrebbe essere disponibile ad ascoltare il paziente, per conoscere meglio i suoi dubbi, le sue difficoltà e i bisogni, non dovrebbe mai cadere nella trappola della stigmatizzazione, e avere bene in mente che un risultato soddisfacente non si misura solo con i chili persi, ma soprattutto con il raggiungimento di una buona qualità di vita e di una sufficiente autostima da parte del paziente. Lo psichiatra o psicoterapeuta del team, esperto nell’approccio cognitivo-comportamentale, deve aiutare il paziente a lavorare sullo stile di vita e su quei fattori che spesso interferiscono con la cura, come la difficoltà a riconoscere le sensazioni di fame e sazietà, la presenza di un Binge Eating Disorder (Disturbo da Alimentazione Incontrollata), di ansia, depressione, rabbia. Un intervento efficace richiede come primo passo quello di far recuperare ai pazienti le sensazioni fisiologiche di fame e sazietà. Serve inoltre facilitare l’esperienza di mangiare con consapevolezza, per riconoscere meglio i sapori e saziarsi precocemente. La dieta consigliata è sicuramente la mediterranea, riconosciuta come la migliore al mondo e in grado di ridurre la mortalità e l’insorgenza di malattie degenerative, tumorali e cardiovascolari. Serve inoltre incoraggiare i pazienti a camminare almeno 30 minuti giornalieri, per 5 volte a settimana, e comunque ad essere complessivamente più attivi.

Trattamenti più invasivi come quelli farmacologici e la chirurgia bariatrica, possono essere valutati nelle grandi obesità, in caso di fallimento degli interventi sullo stile di vita e cognitivo-comportamentali. In ogni caso non potremo mai considerare un intervento efficace se non c’è un cambiamento dello stile di vita a lungo termine. Quindi anche un intervento di chirurgia bariatrica dovrebbe prevedere un processo educativo-terapeutico, prima e dopo l’intervento.

Non va dimenticata la questione etica sull’adeguatezza della cura, che dovrà necessariamente incoraggiare un approccio centrato sul paziente, considerandolo “una persona intera con preferenze personali legate a un contesto sociale” con cui “condividere le decisioni sugli interventi per la gestione della sua salute”.

 

Dott. Enrico Prosperi

Medico Chirurgo Specialista in Psicologia Clinica

 

© 2019

 

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