Il paziente obeso con BED si distingue dall’obeso non BED, per una ridotta tolleranza delle emozioni che vengono sedate attraverso il cibo, una maggiore preoccupazione per la forma e il peso corporeo e una più alta probabilità di presenza contemporanea di disturbi dell’umore

L’obesità è una malattia cronica dove fattori genetici, ambientali, psicologici e familiari concorrono alla sua origine. La dieta rappresenta ancora una terapia d’elezione, ma nell’era del web, dell’eccessiva e non sempre corretta informazione, dilagano le diete fai da te e le modaiole. Alcuni studiosi concordano nel ritenere la dieta uno dei fattori di sviluppo dei disturbi del comportamento alimentare, specie nella fascia adolescenziale. Le cause sono da attribuirsi all’eccessiva rigidità di certe diete e allo sviluppo della cosiddetta restrizione cognitiva che porta molte persone a preoccuparsi eccessivamente dei pasti e a vivere i cibi come buoni o cattivi. Bisogna tener conto che un’elevata percentuale di persone (alcuni studi parlano di un 30%) che si rivolge a centri per la cura dell’obesità soffre di Binge Eating Disorder (BED) o Disturbo da Alimentazione Incontrollata. Quest’ultimo è caratterizzato da abbuffate con perdita di controllo in assenza di fenomeni di compenso (tipici della Bulimia Nervosa). Secondo il Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM IV) le abbuffate sono caratterizzate da almeno tre delle seguenti caratteristiche:

  • mangiare fino a sentirsi spiacevolmente pieni;
  • mangiare più velocemente della norma;
  • mangiare una grande quantità di cibo anche in           assenza della fame;
  • mangiare prevalentemente in solitudine per il senso di vergogna;
  • senso di colpa dopo l’episodio

Le abbuffate devono avere una frequenza di almeno due a settimana negli ultimi sei mesi.
Nel prossimo DSM V, la cui uscita è prevista nel 2013, dovrebbe esserci una riduzione della frequenza richiesta per far diagnosi di BED, una a settimana negli ultimi tre mesi.
Il paziente obeso con BED si distingue dall’obeso non BED, per una ridotta tolleranza delle emozioni che vengono sedate attraverso il cibo, una maggiore preoccupazione per la forma e il peso corporeo e una più alta probabilità di presenza contemporanea di disturbi dell’umore ed ansia. Per il paziente che soffre di Binge Eating Disorder, il cibo da una parte consola dall’altra scatena sensazioni di colpa e di vergogna. Rispetto a coloro che soffrono di bulimia nervosa, i pazienti BED sembrano quasi rassegnati al destino di aumentare inesorabilmente di peso. L’intervento terapeutico non potrà prescindere da una psicoterapia, preferibilmente ad orientamento cognitivo comportamentale, o ad interventi psicoeducativi o di educazione terapeutica. I risultati dei gruppi di educazione terapeutica condotti presso il Dipartimento di Medicina Sperimentale dell’Università di Roma, Sapienza, sono decisamente incoraggianti, con una netta riduzione dei comportamenti compulsivi.

Dott. Enrico Prosperi

Medico-Chirurgo

Specialista in Psicologia Clinica

Prof ac Università di Roma Sapienza

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