XI Convegno Nazionale AIDAP “Terapia Cognitivo Comportamentale dei Disturbi dell'alimentazione e dell'obesità. An update”

6 Dicembre 2010
L' XI Convegno Nazionale AIDAP (Associazione Italiana Disturbi dell'Alimentazione e del Peso) è stata l'occasione per conoscere il programma di modificazione dello stile di vita presentato dal Prof. A. Fabricatore e il trattamento transdiagnostico per i disturbi alimentari presentato dalla Dott.ssa Z. Cooper

L' XI Convegno Nazionale AIDAP (Associazione Italiana Disturbi dell'Alimentazione e del Peso) è stata l'occasione per conoscere il programma di modificazione dello stile di vita presentato dal Prof. Anthony Fabricatore dell'Università della Pennsylvania. L'obesità ha delle cause biologiche, ambientali e psicologiche. È necessario quindi intervenire sull'alimentazione, grazie ad una dieta strutturata, sull'attività fisica promuovendo uno stile di vita attivo e sui fattori che ostacolano l'aderenza al trattamento grazie alle tecniche di terapia cognitivo-comportamentale.
Il Prof. Fabricatore sostiene che una modesta perdita di peso riduce i rischi di mortalità dell'obesità e che è meglio perdere peso ed eventualmente recuperarlo, che non ottenere mai un calo ponderale.

Altro ospite di eccellenza è stata la psicologa Zafra Cooper, professoressa all'Università di Oxford, che ha illustrato il trattamento transdiagnostico per i disturbi alimentari. Questo trattamento tende a dare maggiore importanza alla psicopatologia dei disturbi alimentari piuttosto che alle categorie diagnostiche, che restringono il disturbo in tre categorie (anoressia nervosa, bulimia nervosa, disturbi non altrimenti specificati), non tenendo conto delle caratteristiche cliniche condivise e dei viraggi molto frequenti da un disturbo all'altro. . Il nucleo psicopatologico è l'eccessiva valutazione della forma del corpo e del peso e del loro controllo. A questo nucleo spesso si aggiungono dei fattori di mantenimento, il perfezionismo clinico, una bassa autostima nucleare, problemi interpersonali e l'intolleranza alle emozioni. Solo in presenza di questi fattori è necessario usare una forma più complessa di terapia cognitivo comportamentale, per il principio che “problemi semplici” non richiedono soluzioni complesse. Dalla relazione della professoressa è emerso il grande sforzo che il centro di Oxford ha investito per ridurre i drop-out, tanto che, nel giro degli ultimi tre anni gli abbandoni sono passati dal 29 al 12,9% . Questo si è verificato grazie all'attenzione posta per ingaggiare il paziente, alla capacità degli operatori nell'infondere la speranza di guarire, nel saper notare i primi segnali di difficoltà e nel riuscire a fissare gli appuntamenti venendo incontro alle esigenze delle persone.

Il convegno è stato anche un'occasione per conoscere disturbi alimentari meno conosciuti come la Sindrome da alimentazione notturna, i lavori in setting di gruppo dove l'operatore sanitario svolge una funzione di guida e non propone soluzioni precostituite, la nascita di gruppi di auto-aiuto dove oltre allo scambio di informazioni si verifica un supporto sociale e un sostegno emotivo.

Durante tutto il convegno si è posta attenzione alla terapia cognitiva comportamentale raccomandata dalle più importanti linee guida internazionali per la terapia dell’obesità e la bulimia nervosa. Questa terapia ha un approccio decisamente diverso dalla comune prescrizione dietologica, basata su un modello medico prescrittivo che raramente riesce ad intaccare le abitudini comportamentali quotidiane delle persone affette da obesità. Per intervenire in modo efficace su un problema così complesso come l'obesità serve modificare lo stile di vita del paziente e correggere l'abitudine a gratificarsi o punirsi con il cibo.

Il Dott. Riccardo Dalle Grave, responsabile dell’Unità di Riabilitazione Nutrizionale di Villa Garda ha chiuso il convegno sulla nodosa questione delle ricadute. Avere delle aspettative realistiche, saper distinguere una scivolata da una ricaduta, preparare piani di mantenimento a lungo termine personalizzati, sono alcune delle strategie per ridurre il rischio di ricadute.



                                       Dott.ssa Alice Fioretti
                                       Dott. Enrico Prosperi

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21/2/2011 18:03

porre attenzione alla conoscenza del paziente da parte del terapeuta prima di tutto per abbattere eventuali barriere