VI Congresso Internazionale di Psicoterapia Cognitiva  

In una società in crisi di valori dove regna il mordi e fuggi e la brevità del linguaggio, pensiamo all’uso sempre più compulsivo degli sms, che ruolo può avere la psicoterapia come cura attraverso la parola? La mancanza di punti di riferimento, famiglie sempre più distratte, ideologie e valori allo sbando, relazioni superficiali, portano gli individui a confrontarsi con la propria fragilità. Può la psicoterapia rispondere a questi cambiamenti della società  e dell’uomo?  In questi giorni a Roma si è svolto il VI Congresso Internazionale di Psicoterapia Cognitiva, che ha cercato, almeno in parte, di rispondere a questi problemi.

In una società in crisi di valori dove regna il mordi e fuggi e la brevità del linguaggio, pensiamo all’uso sempre più compulsivo degli sms, che ruolo può avere la psicoterapia come cura attraverso la parola? La mancanza di punti di riferimento, famiglie sempre più distratte, ideologie e valori allo sbando, relazioni superficiali, portano gli individui a confrontarsi con la propria fragilità. Può la psicoterapia rispondere a questi cambiamenti della società  e dell’uomo?  In questi giorni a Roma si è svolto il VI Congresso Internazionale di Psicoterapia Cognitiva, che ha cercato, almeno in parte, di rispondere a questi problemi. La Terapia Cognitiva nasce negli anni ’60 e a differenza della tradizionale psicoanalisi si focalizza sul presente, ha una durata inferiore e ipotizza che le emozioni e i comportamenti delle persone siano influenzati dal modo in cui si interpretano le esperienze. Le dimostrazioni di efficacia hanno imposto, nel corso degli anni, la terapia cognitivo-comportamentale come trattamento preferenziale per i più comuni disturbi psicopatologici quali Ansia, Depressione, Disturbi del Comportamento Alimentare, ecc. I maggiori esperti mondiali hanno portato, nella capitale, gli ultimi contributi di una disciplina in continua evoluzione. Jeffrey E. Young, ha aperto il convegno presentando la  Schema Therapy, brillante integrazione di diversi modelli terapeutici. Questo approccio mira ad individuare e a modificare gli “schemi maladattivi precoci” (“struttura emotiva e cognitiva disfunzionale che si consolida e si mantiene per tutta la vita”). Il terapeuta cerca di ricostruire l’ evoluzione di questi schemi dalla prima infanzia al momento presente. La terapia, oltre al classico modello di ristrutturazione cognitiva, prevede l’utilizzo di tecniche immaginative (per affrontare gli schemi su un piano emotivo) e un parziale reparenting per cercare di “colmare, almeno in parte, le carenze che il paziente ha subito durante l’infanzia”. Christopher Fairburn ha mostrato il suo modello Transdiagnostico dei Disturbi del Comportamento Alimentare, secondo il quale i principali disturbi alimentari (Anoressia Nervosa, Bulimia Nervosa, Disturbi dell’Alimentazione Non Altrimenti Specificati) condividono alcune caratteristiche cliniche, quali il controllo dell’alimentazione e l’eccessiva importanza data al peso e alle forme corporee. Il messaggio trasmesso da Fairburn è stato quello di prestare maggiore attenzione ai fattori che determinano l’interruzione prematura della terapia e di concentrarsi sulle cose semplici. Jon Kabat Zinn fondatore di un programma per la riduzione dello stress con la consapevolezza, ha parlato della Mindfulness, una forma di meditazione che permette all’individuo di vivere il momento presente senza giudizio (“Non c’è nessun luogo dove andare, non c’è niente da fare, non c’è niente da ottenere”) Marsha Linehan ha presentato la Terapia Dialettica, un delicato equilibrio tra le competenze che inducono al cambiamento e quelle che stimolano l’accettazione. Questo modello è riconosciuto come uno dei più importanti per l’intervento con pazienti borderline, specie per quelli con comportamenti suicidari cronici. Il convegno è stato un’occasione per affrontare tematiche sempre più frequenti al giorno d'oggi, come il concetto di colpa con le sue implicazioni psicopatologiche (Francesco Mancini), l’omosessualità e l’omofobia (Antonella Montano), il burnout (Arthur Freeman), ma quello che è sembrato accomunare la maggior parte degli studiosi è stato il concetto di compassione e di consapevolezza. La relazione come nucleo centrale nel processo di cambiamento e un’accettazione del modo di essere del paziente sembrano rappresentare i nuovi paradigmi della terapia cognitiva. Scopo della terapia è far progredire, non far diventare perfetti, ha ricordato il Robert Leahy, non cancellare la sofferenza non cancellabile (ad esempio la morte di un caro), ma insegnare a vivere il proprio disagio per arrivare nel tempo a cogliere gli attimi felici che la vita ci riserva. Siamo ancora distanti dalla cura perfetta per le diverse psicopatologie, ma come ha ricordato Frank Dattilio del Dipartimento di Psichiatria di Harvard, essenziale è “mantenere la mente aperta” e “accettare i propri limiti” senza per questo perdere il senso della curiosità, della sfida, della ricerca.   Dott. Enrico Prosperi
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