Quando parliamo di dipendenze da Internet, potremmo distinguere diverse sottocategorie: il gioco, il sesso, la socializzazione (social network, chat, ecc.), la ricerca ossessiva di informazioni sul web.

 

 

Il termine dipendenza è stato per lo più associato all’uso di una sostanza, tabacco, droga, alcol, ma negli ultimi anni si è cominciato a parlare di dipendenze comportamentali che presentano caratteristiche simili a quelle da sostanze: la ripetitività, il piacere, un desiderio improvviso e incontrollabile in caso di mancanza. Tra le diverse dipendenze comportamentali, o disturbi non correlati all’uso di sostanze, quella da gioco d’azzardo ha avuto un riconoscimento ufficiale nel Manuale Diagnostico e Statistico dei Disturbi Mentali (DSM 5), mentre il cosiddetto Internet Addiction è stato inserito nella sezione riservata alle condizioni che richiedono ulteriori ricerche. Quando parliamo di dipendenze da Internet, potremmo distinguere diverse sottocategorie: il gioco, il sesso, la socializzazione (social network, chat, ecc.), la ricerca ossessiva di informazioni sul web. Tenendo conto che nelle cosiddette generazioni delle reti, rappresentata dai nati dopo il 1995, l’uso regolare di Internet raggiunge l’80% tra gli 11 e i 15 anni e supera il 90% nei più grandi, il rischio maggiore di sviluppare una dipendenza da Internet interessa le fasce di età più giovanili. Questo dipende non solo dal maggior uso, ma anche dallo sviluppo del cervello. La corteccia prefrontale, che rappresenta la regione più evoluta del cervello e raggiunge il suo massimo sviluppo verso i vent’anni, permette, tra le sue diverse funzioni, di far fronte agli impulsi e di determinare una maggiore capacità di autocontrollo. La dipendenza da Internet potrebbe essere facilitata anche da fattori psicosociali come la bassa autostima, scarse relazioni sociali, conflitti familiari, uso di sostanze e eventi stressanti. L’avvento degli smartphone e la facilità quindi di poter essere perennemente connessi, se da una parte illude di essere sempre in contatto con gli altri, in realtà facilita fenomeni di isolamento dai rapporti sociali reali e può essere all’origine di diversi problemi: ansia, peggioramento delle capacità decisionali e di rendimento, aumento del peso, depressione, sono alcune possibili conseguenze della dipendenza da Internet. La vita sembra svolgersi esclusivamente online e senza che ce ne rendiamo conto peggiora la quantità e qualità del sonno, rischiamo un sovraccarico informativo, con riduzione dell’attenzione e insorgenza di stanchezza cronica. Disturbi dell’apprendimento, metabolici e affettivi possono essere delle naturali conseguenze del troppo tempo trascorso, spesso inconsapevolmente su Internet. Anche l’immagine corporea e i comportamenti alimentari possono essere influenzati dal tempo esagerato dedicato ai social e dall’eccessivo numero di amici virtuali. Il continuo confronto sociale con chi si considera migliore e l’eccessivo investimento ai commenti o ai “Mi piace” degli altri, può facilitare un’elevata sorveglianza del corpo e una maggiore spinta alla magrezza e alla dieta, ne deriva un’insoddisfazione per il proprio corpo e un aumento del rischio di sviluppare un Disturbo dell’Alimentazione e Nutrizione. Di fronte a questi possibili pericoli, è necessario programmare interventi di alfabetizzazione transmediale. I giovani non sono solo dei consumatori, ma anche dei produttori di contenuti, (da cui deriva il nuovo termine prosumer) e l’alfabetizzazione transmediale deve aiutarli a sviluppare una “consapevolezza critica” dell’uso di Internet. Se ci troviamo di fronte ad una dipendenza da Internet, con la maggior parte delle energie e del tempo dedicato al suo uso, con insorgenza di problematiche relazionali, familiari, scolastiche e affettive, un trattamento che ha mostrato buoni risultati e in grado di migliorare anche l’emotività, è la psicoterapia cognitivo-comportamentale di gruppo. Non possiamo condannare o stigmatizzare l’uso di Internet, ma ricordare, parafrasando l’Amleto di Shakespeare, che la tecnologia non è buona o cattiva, ma è il suo uso od abuso che la rende tale.

 

Dott. Enrico Prosperi

Medico Chirurgo Specialista in Psicologia Clinica

© 2019

 

Bibliografia

D. Marazziti, S. Presta, M. Picchetti, L. Dell’Osso Behavioral addiction: clinical and therapeutic aspects Journal of Psychopathology 2015;21:72-84

M. Spitzer Solitudine digitale 2016 Corbaccio Editore

KP Rosenberg, LC Feder, Dipendenze comportamentali, 2015, Edra Edizioni