le emozioni non sono un’entità astratta che alberga nelle nostre teste, ma è fatta anche di reazioni fisiche, quando proviamo una qualunque emozione il nostro corpo ne è pervaso quanto la nostra mente. Questa visione di sé e del proprio corpo sfugge totalmente alle persone affette da DCA che nella maggior parte dei casi hanno operato una fortissima scissione tra mente (che di solito è vista come la parte nobile di loro) e corpo (che è brutto e frustrante).

La concezione circolare, non gerarchica del rapporto mente-corpo può essere una lettura molto utile dei DCA che, come sappiamo, presentano un sintomo corporeo molto invalidante.
Nell’approccio biosistemico si concettualizza un unico complesso sistema psico-fisico, che è la base del lavoro psico-corporeo. Non c’è primato dell’uno sull’altro, ma si influenzano continuamente e vicendevolmente. La psiche influenza il soma ed il soma influenza la psiche. Si lavora con una persona globalmente. Tutti i distretti corporei e tutte le aree del Sé sono in relazione affettiva con l’ambiente, a tutte le età. Ed anche il terapeuta lavora con il suo Sé psicofisico ad un livello di coinvolgimento altrettanto globale. Il lavoro sul corpo non è una modalità che esclude la psiche, bensì aggiunge in psicoterapia la dimensione corporea a quella verbale.
Lo scopo è di creare connessioni tra ciò che sentiamo, ciò che pensiamo, e ciò che agiamo, tra corteccia e livelli sottocorticali. Nel momento in cui inizia lo sviluppo embrionale il nostro corpo si differenzia in tre foglietti: ectoderma, mesoderma, endoderma. Dall’ectoderma si sviluppa il sistema nervoso, gli occhi e la pelle; dal mesoderma lo scheletro, i muscoli e il sistema cardiocircolatorio; dall’endoderma il sistema gastrointestinale, respiratorio e renale. Questi tre sistemi dovrebbero avere equilibrio tra loro, in quanto un’emozione completa è formata da tutti e tre: una sensazione (endoderma), un pensiero (ectoderma) ed un’azione (mesoderma). Se c’è squilibrio si può avere un’emozione solo pensata, solo agita o solo avvertita internamente.
La psicoterapia biosistemica mira a creare maggiore equilibrio tra questi tre sistemi cercando di andare a rafforzare tra i tre quello o quelli più carenti. Ci sono distretti corporei ad esempio, come le braccia, che sono modulatori della relazione, proteggono dall’invasione, cercano l’altro per un abbraccio. A volte accade che, a seconda della propria storia di vita, si eviti di usarli nella pienezza delle loro funzionalità. E ad ogni mutilazione funzionale corporea corrisponde una castrazione psichica. Quindi un soggetto “distanziante” può fare fatica a tendere le braccia in segno di richiesta, un altro “preoccupato” non osa usare le braccia per respingere a scopo difensivo o per aggredire.
Si può ipotizzare che, generalmente, le persone affette da DCA hanno dovuto creare delle scissioni tra l’endoderma, sentito come non controllabile e pauroso, mesoderma ed ectoderma, cioè tra il pensiero razionale e l’azione da una parte e le emozioni dall’altra. Per fare questo hanno “scoperto” che le abbuffate agiscono da “modulatore” emotivo. Infatti, l’ingurgitare cibo e la sua conseguente digestione, provoca una deviazione dalla naturale curva del sistema simpatico e parasimpatico.
La salute fisica ed emozionale dipende dall’alternanza e reciprocità del sistema Simpatico e Parasimpatico, i due elementi che costituiscono il Sistema Nervoso Autonomo. Il Simpatico è preposto all’azione e al consumo di energia, il Parasimpatico è preposto al recupero energetico e alle attività di relax. L’onda energetica prevede che l’uno si inneschi quando l’altro ha raggiunto il suo picco massimo in una reciprocità che segue, appunto, un andamento ad onda. Anche le emozioni seguono lo stesso andamento, cioè nascono, hanno un punto di massima espressione e decrescono, lasciando il posto ad una nuova emozione.
Le emozioni “ricettive” tipiche del Parasimpatico (tristezza, commozione, senso di perdita ecc) possono esaurire il loro percorso attraverso il supporto emotivo e il contatto. Le emozioni “attive” tipiche del Simpatico (rabbia, gioia, frustrazione) hanno bisogno di un’azione vigorosa che le accompagni nel loro cammino.
Nel momento in cui un’emozione diventa troppo intensa da sopportare, l’abbuffata diventa un buon alleato per interrompere la curva e riportare “forzatamente” la persona nel parasimpatico, avendo l’organismo la priorità di digerire il cibo e quindi investendo tutte le proprie energie su tale attività.
Il lavoro potrebbe quindi seguire due linee di intervento. Creare connessioni tra i tre foglietti embrionali e alzare il livello soglia di arousal sopportabile per quella persona.
Nella psicoterapia biosistemica il compito del terapeuta è quello di accompagnare il paziente nel percorso di autoconoscenza, orientando la sua attenzione nelle direzioni potenzialmente più utili e sostenendolo nei momenti emotivamente più difficili.
L’idea è di cominciare a prendere coscienza del fatto che le emozioni non sono un’entità astratta che alberga nelle nostre teste, ma è fatta anche di reazioni fisiche, quando proviamo una qualunque emozione il nostro corpo ne è pervaso quanto la nostra mente. Questa visione di sé e del proprio corpo sfugge totalmente alle persone affette da DCA che nella maggior parte dei casi hanno operato una fortissima scissione tra mente (che di solito è vista come la parte nobile di loro) e corpo (che è brutto e frustrante). Questi concetti si legano anche al tema del controllo che caratterizza le persone affette da DCA. La sensazione che tutto sfugga di mano e il bisogno di controllo sono una delle basi che alimentano il disturbo. Lavorare in questo modo sulle emozioni e sulla possibilità di alzare i livelli sopportabili di arousal permette di riuscire a gestire meglio la possibilità di vivere con la quota di incertezza che è inevitabile.

              Dott.ssa Linda Degli Espositi