In età evolutiva la quantità di grasso corporeo varia fisiologicamente con l’età, il sesso e la fase puberale, per cui non ci sono soglie uniche come per gli adulti, ma le soglie variano con il sesso e l’età e occorre utilizzare curve percentili del BMI per la valutazione.

 

Definizione:

L’obesità è un eccesso di grasso corporeo, che riduce le aspettative di vita e salute delle persone. Per diagnosticarla è necessario un metodo semplice e condiviso e dei valori soglia oltre i quali definire un bambino soprappeso o obeso. Oggi la metodica più utilizzata è il Body Mass Index (BMI) ottenuto con la formula: Peso (Kg) / Altezza (m)². Per l’adulto esistono dei cut-off condivisi del BMI, che rendono semplice il suo uso. In età evolutiva la quantità di grasso corporeo varia fisiologicamente con l’età, il sesso e la fase puberale, per cui non ci sono soglie uniche come per gli adulti, ma le soglie variano con il sesso e l’età e occorre utilizzare curve percentili del BMI per la valutazione. I valori soglia più comunemente usati sono per il sovrappeso un BMI percentile ≥ 85°, per l’obesità lieve moderata ≥ il 95° e per l’obesità grave ≥ 99°. I valori di BMI percentile delle varie curve auxologiche utilizzate, inoltre, cambiano secondo le caratteristiche della popolazione da cui sono ricavate. Negli ultimi 20 anni sono state pubblicate numerose curve con valori di BMI percentile differenti e in aumento a causa dell’incremento della prevalenza dell’obesità. Le curve di crescita del WHO, fatte su un campione di bambini selezionati come “ideali” (allattati al seno vaccinati e con possibilità di acceso ai servizi sanitari) hanno valori più bassi di BMI sia normale che patologico, quindi i bambini valutati con esse risultano sovrappeso o obesi  prima, quando ancora l’eccesso di peso è lieve e difficile da notare e accettare per le famiglie, abituate a vedere tanti bambini sovrappeso, per contro le curve SIEDP 2006, costruite proprio sui bambini di oggi, hanno valori di BMI più elevati e tendono, come i nostri occhi, a ignorare gli iniziali eccessi ponderali, perché ciò che vediamo abitualmente finisce per essere ritenuto normale .

Epidemiologia:

La prevalenza dell’obesità e di quella severa in particolare nell’ultimo trentennio è aumentata moltissimo a tutte le età, sia nei paesi sviluppati, che in quelli in via di sviluppo per stabilizzarsi negli ultimi anni. In Italia lo studio OKkio alla Salute condotto nel 2008 e nel 2010 ha confermato che sovrappeso e obesità hanno una frequenza molto elevata nei bambini di 8-9 anni, rispettivamente 24% e 12%, con un trend in aumento dal Nord al Sud, senza differenze di genere. Anche lo studio internazionale Health School Behavioural Children, patrocinato dal WHO nel 2010 segnala che in Italia la prevalenza di sovrappeso e obesità è molto elevata e si riduce con l’età, in Emilia Romagna per esempio va dal 29% a 8 anni al 18% a 11anni e 14,6% a 15 anni, mentre compaiono importanti differenze di genere, per esempio nei 15enni la frequenza è 19,3% nei maschi e 10,1% nelle femmine. Purtroppo questo studio si basa su dati auto-riferiti, che, si sa, sottostimano il problema con un errore, che aumenta con l’età, il sesso femminile e l’eccesso ponderale stesso. Nonostante ciò l’Italia continua a occupare i primi posti in classifica.
La riduzione della prevalenza segnalata dagli 8 ai 15 anni non è comune a tutti i paesi, che hanno pubblicato dati. Viene inoltre segnalata un’elevata percentuale in aumento con l’età, di ragazzi che si vedono grassi senza esserlo e pensano di “mettersi a dieta”. Tale fenomeno, che a 15 anni riguarda circa il 30% delle femmine e 10% dei maschi, a noi pare il principale responsabile di questa riduzione di prevalenza dell’eccesso ponderale, che, ottenuto con la “dieta”, non può che associarsi ad un peggioramento del benessere psicosociale e persino del peso da adulti.
In tutto il mondo è segnalata una maggior prevalenza dell’obesità nelle fasce socioeconomiche più disagiate.

Etiologia:

La distinzione etiologica fra obesità idiopatica e secondaria è fondamentale nell’inquadramento diagnostico del bambino ed è quindi indispensabile per iniziare un percorso assistenziale completo. Circa il 96-99% dei bambini obesi sono affetti da obesità idiopatica a eziopatogenesi multifattoriale, prevalentemente legata ad un alterato equilibrio tra apporto e dispendio energetico, conseguenza di fattori genetici e ambientali, e dell’interferenza dei fattori ambientali sull’espressione genica (epigenetica).
Avere un genitore, soprattutto la madre, obeso è sempre il fattore di rischio più forte nel predire l’obesità, e ancor di più quella severa, dato che già durante la vita endouterina il feto interagisce con la madre e il suo metabolismo e ne viene influenzato. E’ noto che i bambini nati sottopeso o sovrappeso sono a elevato rischio di obesità e sindrome metabolica. Dopo la nascita, le modalità di allattamento e svezzamento, le abitudini alimentari e lo stile di vita motorio della famiglia condizionano il peso del bambino. La sedentarietà della vita moderna riducendo il tessuto muscolare impedisce l’ossidazione dei lipidi favorendone il deposito. Tutto ciò crea un circolo vizioso che prima permette e poi incrementa l’eccesso ponderale.
Le rarissime obesità secondarie vanno sempre sospettate e diagnosticate. I criteri di sospetto sono: l’obesità grave e precoce, la bassa statura, il ritardo neuroevolutivo, la presenza di altri dismorfismi.

Le Complicanze:

L’obesità del bambino e dell’adolescente non è uno stato di benessere, bensì una condizione che può condurre a una serie di complicanze sia a breve che a lungo termine, che coinvolgono tutti gli apparati. Le più note sono ortopediche, neurologiche, respiratorie, gastroenterologiche, psicologiche e metaboliche (ipertensione arteriosa, dislipidemia, intolleranza glicidica fino al diabete mellito, steatosi e steato-epatite non alcolica). Tali complicanze sono evidenziabili già in età pediatrica ad un’attenta valutazione clinica o con esami strumentali e di laboratorio. Oggi l’attenzione dei medici si sta focalizzando sul rischio metabolico del bambino obeso, senza tenere in conto che le altre comorbilità (respiratorie, ortopediche e psicologiche), causando isolamento sociale, favoriscono la sedentarietà, le ore di esposizione televisiva e quindi, peggiorando il grado di obesità, favoriscono la sindrome metabolica anche in soggetti inizialmente a basso rischio.
Storicamente il pediatra aveva sempre evidenziato nei suoi pazienti le complicanze psicologiche. Studi eseguiti su popolazioni non cliniche per lo più negano tale associazione, che invece è presente nei bambini che richiedono terapia e aumenta negli adolescenti. I problemi segnalati sono: peggiore qualità della vita, minore autostima, più frequente depressione, ansia, isolamento sociale, insoddisfazione e derisione sul corpo, bullismo e disturbi del comportamento alimentare, soprattutto nelle femmine. In adolescenza il BMI correla con un aumento dei pensieri e delle preoccupazioni relative al corpo ed al peso, perdite di controllo alimentare e Dieting. Il Dieting, descritto nei ragazzi negli anni 90 con un frequenza elevata, si è oggi diffuso alla quasi totalità degli adolescenti e giovani adulti dei 2 sessi. Esso consiste nel mettersi o volersi mettere a dieta per brevi periodi di tempo per dimagrire in modo autonomo e autogestito con mezzi che, soprattutto in adolescenza, sono spesso poco salutari (saltare i pasti, semi-digiuni o uso di pasti ipocalorici) o addirittura altamente insani (digiuni, vomito e uso di farmaci). Tali comportamenti facilitano un cattivo stile di vita alimentare e motorio, l’aumento del peso, i disturbi del comportamento alimentare e il rischio di idee e tentativi di suicidio in entrambe i sessi. Oggi la parola “dieta” non solo ha perduto il suo significato etimologico di stile di vita per diventare sinonimo di rinuncia, divieto, restrizione e quindi sofferenza, ma non è più in mano ai professionisti della sanità, ma autogestita con l’aiuto di riviste e Internet.
Dato che tutte le complicanze risentono positivamente della terapia dei comportamentali e del conseguente calo ponderale ad essa è dedicato questo articolo.

 

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                            Rita Tanas, Renzo Marcolongo