Un lobo parietale tutto fare  

Altre ricerche in precedenza hanno evidenziato lo stesso fenomeno nei primati non umani ma molti studiosi postulavano nell’essere umano l’esistenza di un “modulo” differente.Non tutti i processi decisionali coinvolgono l’attività dei lobi frontali del cervello: è questa la conclusione di uno studio frutto della collaborazione tra l’Università di St. Louis e l’Università di Chieti riportata sull’ultimo numero della rivista “Nature Neuroscience”.

Altre ricerche in precedenza hanno evidenziato lo stesso fenomeno nei primati non umani ma molti studiosi postulavano nell’essere umano l’esistenza di un “modulo” differente.
Non tutti i processi decisionali coinvolgono l’attività dei lobi frontali del cervello: è questa la conclusione di uno studio frutto della collaborazione tra l’Università di St. Louis e l’Università di Chieti riportata sull’ultimo numero della rivista “Nature Neuroscience”.

La conclusione implicherebbe, in altre parole, l’esistenza di una modalità decisionale che non riguarda gli aspetti più alti della cognizione umana né l’autoconsapevolezza, facoltà attribuite, per l’appunto, ai lobi frontali.

Altre ricerche in precedenza avevano evidenziato lo stesso fenomeno nei primati non umani ma molti studiosi postulavano l’esistenza nell’essere umano di un “modulo” decisionale collegato con i lobi frontali indipendentemente dai sistemi neuronali che sovrintendono alla percezione e all’azione.

Per svolgere lo studio Annalisa Tosoni, dell’Università di Chieti, primo autore dell’articolo, ha addestrato un gruppo di volontari a eseguire un compito in cui occorreva distinguere tra l’immagine di un viso e quella di un edificio visibili per un breve periodo di tempo e offuscate in varia misura.

I volontari dovevano dichiarare il tipo di immagine che credevano di aver visto con un linguaggio gestuale particolare: muovendo gli occhi in una certa direzione nel primo caso o puntando il dito nella stessa direzione nel secondo caso.

Com’è facile comprendere e come ha sottolineato la ricercatrice: “Non si tratta affatto di un compito automatico, poiché richiede sia attenzione verso lo stimolo sia controllo della risposta.”

Gli studiosi hanno poi proceduto a effettuare una scansione con la tecnica dell’imaging a risonanza magnetica funzionale del cervello dei soggetti durante lo svolgimento dei compiti.

Per distinguere in modo chiaro l’influsso delle informazioni sensoriali e la decisione di muovere gli occhi o la mano, i soggetti dovevano attendere 10 secondi prima di fornire una risposta.

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http://www.centroenergheia.it/index.php?mod=news&m2id=185&navId=185&idc=1&idp=248

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