L'uomo, da tempi antichissimi, ha ricercato ed impiegato con varie motivazioni sostanze chiamate, da alcuni secoli, droghe: talvolta per la loro supposta capacità di curare le malattie, oppure per la loro proprietà di alterare le funzioni psichiche per autosomministrazione o per somministrazione ad altri con lo scopo di asservire la mente ed il pensiero (a scopi religiosi, bellici, o di magia e stregoneria, come avveniva frequentemente nel periodo medioevale).

L'uomo, da tempi antichissimi, ha ricercato ed impiegato con varie motivazioni sostanze chiamate, da alcuni secoli, droghe: talvolta per la loro supposta capacità di curare le malattie, oppure per la loro proprietà di alterare le funzioni psichiche per autosomministrazione o per somministrazione ad altri con lo scopo di asservire la mente ed il pensiero (a scopi religiosi, bellici, o di magia e stregoneria, come avveniva frequentemente nel periodo medioevale).
Tuttavia per queste sostanze, fin dai primordi, le varie civiltà hanno elaborato un rituale in grado di disciplinarne l'uso nell'ambito delle tradizioni, delle modalità di vivere del gruppo, del popolo, della nazione; questi rituali e la disciplina sociale associata ponevano queste sostanze sotto un tabù evitando l'uso indiscriminato che veniva in genere riservato solo alle classi sociali più elevate che lo utilizzava per esercitare e mantenere il potere: quando i 'conquistadores' spagnoli nel XVI secolo conquistarono l'impero Inca, si accorsero che era privilegio dei capi delle tribù indigene masticare le foglie della 'pianta divina', la erytroxylon coca, che veniva consumata anche dai sacerdoti durante i riti religiosi (Rossi, Mangrella, 1994);
l'uso della coca era vietato a tutti i giovani e non poteva essere utilizzata per scopi voluttuari, ma solo in occasione di cerimonie religiose o per scopi terapeutici o per sopportare la fame e la sete in particolari situazioni o attività faticose ad elevata altitudine; le pene erano severe per chi contravveniva a queste regole e prevedevano anche la morte del trasgressore.
Dalle civiltà più antiche fino al XIX secolo l'uso delle droghe è stato regolato, dalla classe che gestiva il potere all'epoca, per scopi mistico-religiosi, terapeutici, politici, bellici; al di fuori di questi ambiti chiunque fosse stato trovato ad usare droghe veniva allontanato dalla comunità o punito.
Durante il XIX secolo si comincia invece a sviluppare nel mondo occidentale un nuovo atteggiamento riguardo all'uso di droghe che iniziano a diffondersi soprattutto negli ambienti artistici, letterari e 'alla moda'.
Alla fine del secolo scorso ed agli inizi del nostro secolo nelle fumerie di Parigi poeti come Baudelaire, Rimbaud e scrittori come Maupassant e Apollinaire abusavano dell'oppio nel tentativo di avere accesso, come dicevano, ad una dimensione nuova dell'universo.
L'uso della morfina trova spazio, alla fine del secolo scorso, in tutte le classi sociali mentre comincia a declinare dopo la prima guerra mondiale.

BIBLIOGRAFIA:

-- Rossi F., Mangrella M. (1994) Dalle caverne alle metropoli, quattromila lunghi anni di uso della cocaina, Medic. Farmacotossicodip., 2, pp. 24-33; 

-- Margaron H. (1994) Farmacotossicodipendenze. conoscenza e riabilitazione, Il Pensiero Scientifico, Roma.
                                                                   
                                                    Massimo Guido
                                              Medico-Chirurgo
                                              Psichiatra Az. U.S.L.  Roma F
                                              Psicologo Clinico
                                              Psicoanalista Società Psicoanalitica italiana
 

 

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