Olievenstein ha definito una interpretazione della tossicomania sulla base di una casistica di circa 12000 assuntori di droga e tossicomani presso il Centro medico Marmottan di Parigi e di un riferimento alla clinica fenomenologica e alla psicoanalisi; questo Autore individua in quello che Lacan definisce stadio dello specchio un incidente, una frattura che segnerà la vita del futuro tossicomane.
 Olievenstein (1981) ha definito una interpretazione della tossicomania sulla base di una casistica di circa 12000 assuntori di droga e tossicomani presso il Centro medico Marmottan di Parigi e di un riferimento alla clinica fenomenologica e alla psicoanalisi; questo Autore individua in quello che Lacan definisce stadio dello specchio, in un periodo localizzato tra i sei e i diciotto mesi dello sviluppo infantile, un incidente, una frattura che segnerà la vita del futuro tossicomane; è in questo stadio che il bambino si scopre altro in uno specchio reale o simbolico e questo gli consente di rompere con l'esistenza fusionale vissuta insieme alla propria madre; il bambino anticipa con l'immaginazione la conoscenza e la padronanza della propria unità corporea e chiede alla madre di rispecchiare questa identità immaginata; questa fase dello sviluppo infantile, condizionata dalle modalità di risposta della madre, costituisce le basi della struttura di personalità; se questo stadio, che ha una connotazione cinetica, se questo passaggio non riesce compiutamente si ha lo stadio dello specchio infranto, uno specchio che rinvia sì un'immagine “ma un'immagine frammentata, incompleta, in parallelo ai vuoti lasciati dalle assenze dello specchio che non possono che rimandare allo stadio antecedente: la fusione, l'indifferenziazione” (p.211); se avviene questo, nel bambino si instaura una contraddizione dolorosa: la sua identità immaginata e percepita rimane nella sua memoria affettiva come luogo reale delle sue aspirazioni e dei suoi investimenti, ma dal momento che è infranta non può essere realizzata e lo lascia nell'angoscia dell'indifferenziazione; il bambino che vive quest'esperienza del flash della scoperta di sé, dell'immagine del Sé in maniera incompiuta e frammentata, si trova confrontato, secondo Olievenstein, con un futuro ineluttabile, segnato dalla nostalgia per il paradiso perduto (lo stato della fusione, accettato e accettabile finchè il miraggio del suo superamento non lo ha reso inattuale) e dalla malinconia di essere e non essere; rispetto alla psicosi che affonda le sue radici nell'impossibilità di realizzare lo stadio dello specchio e nell'impossibilità di superare lo stadio fusionale, la tossicomania deriva secondo questo Autore da un qualcosa di intermedio fra uno stadio dello specchio riuscito e uno stadio dello specchio impossibile; questo trauma passa obbligatoriamente attraverso la madre, la personalità della madre ed il suo rapporto con il padre; la mancata risposta rispecchiante da parte della madre può essere legata frequentemente allo “spostamento del bambino che viene messo nel luogo di un altro, per esempio, di un fratello o di una sorella morti”(p. 213), oppure nell'immaginario materno il bambino può essere di sesso opposto a quello reale o può incarnare un desiderio mancato; oltre a questo elemento, secondo Olievenstein, affinchè si producano le condizioni che potranno portare ad una futura tossicomania, è necessario che esista anche un contrasto con una legge (immaginaria e reale) vissuta come inoperante in rapporto con una figura paterna vissuta come impotente ad ottenere il rispetto delle regole; durante l'adolescenza, di per sé periodo di rifiuto della legge del padre e contemporaneamente ricerca di un modello identificatorio, si riattiva l'angoscia legata a questi elementi di non integrazione e vulnerabilità della personalità; l'incontro con la droga, il primo 'flash', la prima 'planète' riusciti, offre quell'unità mai definita ed invano inseguita fino ad allora “un'incomparabile rivelazione (…) l'unità finalmente ritrovata, l'atmosfera di godimento” (p.215), e permette di conquistare un'identità agognata mai raggiunta ma onnipotente, un Sé grandioso tuttavia sfuggente nella sua artificiosità e transitorietà; la sostanza allora ha il significato di riempire i vuoti della propria identità, altrimenti in preda all'angoscia della disintegrazione.

 

        BIBLIOGRAFIA:


-- Olievenstein C. (1981) L'infanzia del tossicomane, Arch. Psicol. Neurol. Psich., 42, pp.201-227.


                                     Massimo Guido
                                        Medico-Chirurgo
                                        Psichiatra Az. U.S.L. Roma F
                                        Psicologo Clinico
                                        Psicoanalista Società Psicoanalitica italiana


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