La letteratura psicoanalitica fino agli anni sessanta si è interessata essenzialmente dell’alcoolismo, mentre troviamo relativamente pochi contributi sulle altre tossicomanie. Freud, nella lettera a Fliess del 1897, considera la tossicodipendenza come un mezzo per compensare o sostituire il piacere sessuale; nei Tre saggi sulla teoria sessuale del 1905 Freud considera le caratteristiche regressive del comportamento dei tossicodipendenti come legate ad una fissazione allo stadio orale dello sviluppo. Glover, nell’ambito ancora del modello strutturale pulsionale, opera una sistematizzazione concettuale delle tossicomanie.

 La letteratura psicoanalitica fino agli anni sessanta si è interessata essenzialmente dell’alcoolismo, mentre troviamo relativamente pochi contributi sulle altre tossicomanie che vengono comunque interpretate all’interno delle stesse dinamiche intrapsichiche dell’etilismo, in particolare legate alla fissazione alla fase orale dello sviluppo; una spiegazione di questo dato può essere collegata, da un lato, al ridotto numero di casi clinici di non alcoolisti osservati da psicoanalisti che ha reso difficoltosa la costruzione di modelli teorici; dall’altro alla convinzione, derivata da Freud, della estrema difficoltà di curare i tossicodipendenti per l’impossibilità di instaurare un transfert analizzabile nelle nevrosi narcisistiche.
Freud, nella lettera a Fliess del 1897, considera la tossicodipendenza come un mezzo per compensare o sostituire il piacere sessuale, considerandolo come un sostituto della mastu