La terapia cognitivo comportamentale e gli antidepressivi di seconda generazione rappresentano il trattamento d’elezione per il Binge Eating Disorder

Il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (Binge Eating Disorder) è il più frequente disturbo alimentare, caratterizzato da episodi di abbuffate con perdita di controllo. A differenza della Bulimia Nervosa, non presenta metodi di compenso, quali il vomito autoindotto o l’uso di diuretici o lassativi. Diversi possono essere i motivi all’origine del Binge Eating Disorder (BED): difficoltà a gestire le proprie emozioni, episodi stressanti, sentimenti negativi sul peso o la forma del corpo, diete restrittive. Il BED si associa frequentemente a disturbi psichiatrici (depressione, ansia), diabete di tipo 2 e obesità. Spesso chi è affetto da un binge eating disorder tende a rivolgersi a centri per la cura dell’obesità, ma la dieta e la chirurgia bariatrica non rappresentano certo la corretta cura in questo tipo di pazienti.

Un recente lavoro pubblicato su Annals of Internal Medicine, ha valutato, attraverso la revisione di diversi studi, l’efficacia delle terapie psicologiche e farmacologiche nel BED.

È emerso che la terapia cognitivo comportamentale e gli antidepressivi di seconda generazione rappresentano il trattamento d’elezione per questo tipo di disturbo, confermando quanto detto dalle linee guida dell’American Psychiatric Association (APA) e dal National Institute for Health and Care Excellence (NICE).

Considerando che pazienti obesi o con diabete di tipo 2 presentano spesso un Binge Eating Disorder, una consulenza psichiatrica effettuata da un medico esperto di disturbi alimentari e un’eventuale psicoterapia cognitivo comportamentale diventano necessarie per diagnosticare e curare questa malattia.

Incoraggianti sembrano anche i risultati del nostro intervento di educazione terapeutica, condotto presso l’Università di Roma con pazienti affetti da obesità e BED. Questo intervento è stato denominato Educazione alla Scelta e Consapevolezza e si ispira agli approcci cognitivo comportamentali di terza generazione e alla mindfulness. Attraverso questo approccio abbiamo riscontrato miglioramenti nella cosiddetta fame emotiva e la conseguente riduzione del mangiare compulsivo.

 

Dott. Enrico Prosperi

Medico-Chirurgo

Specialista in Psicologia Clinica

© 2016

 

Bibliografia

Brownley KA, Berkman ND, Peat CM, Lohr KN, Cullen KE, Bann CM, Bulik CM, 2016, Binge-Eating Disorder in Adults: A Systematic Review and Meta-analysis, Ann Intern Med, Jun 28