È stato applicato un intervento psicoeducazionale con incontri simultanei sia ai ragazzi che ai loro genitori, in due gruppi separati (gruppo genitori-gruppo ragazzi) a cadenza bisettimanale e due booster sessions(a due e quattro mesi dall' ultimo incontro) per la verifica e il rinforzo delle conoscenze e abilità acquisite.

RUOLO DELLO PSICOLOGO CLINICO MEDICO NELLA TERAPIA DELL'OBESITÀ


Negli ultimi venti anni si è assistito ad un aumento dell' obesità in età pediatrica e questo ha promosso la collaborazione tra la scuola di Psicologia Clinica dell' Università la Sapienza di Roma, e il servizio di Diabetologia Pediatrica dell'Università di Roma Tor Vergata .
L' obesità può essere definita come una patologia multifattoriale, sulla quale intervengono fattori ambientali, familiari, psicologici in grado di determinarne l' espressione clinica, la cui manifestazione più evidente è rappresentata dall' aumento del peso corporeo, dovuto prevalentemente ad un eccessivo accumulo del grasso di deposito.
Uno stile di vita sedentario, l'eccessivo uso di TV e computer, i modelli genitoriali, rappresentano sicuramente dei grandi fattori di rischio per lo sviluppo dell'obesità già in età pediatrica. Non si possono però trascurare le componenti psicologiche come le interazioni madre-bambino con frequenti incapacità a riconoscere i bisogni del figlio, o l'utilizzo del cibo come sedativo dell'ansia e della tristezza. L'atto stesso del mangiare non ha solo implicazioni nutritive ma anche simboliche. Il cibo è il primo mezzo di rapporto interpersonale mediante il quale il bambino riceve protezione, cura e amore. Se la madre utilizza il cibo come mezzo consolatorio o come premio o punizione, il bambino crescerà con un'organizzazione alimentare confusa e con una tendenza a rispondere con la richiesta di cibo a qualsiasi stato di disagio o di frustrazione, indipendentemente dal reale bisogno fisiologico.
Negli ultimi anni i numerosi centri specialistici per la cura dell'obesità si sono trovati di fronte ad una nuova realtà, il Disturbo da Alimentazione Incontrollata, indicato nella letteratura anglosassone come Binge Eating Disorder (BED). Tale sindrome è stata accolta nel 1994 nel DSM IV all'interno del vasto gruppo dei disturbi dell'alimentazione non altrimenti specificati. Si ritiene che colpisca il 2-3 % della popolazione generale adulta e il 10-30 % degli obesi.
Le caratteristiche del Binge Eating Disorder sono: ricorrenti episodi di alimentazione compulsiva, riduzione del controllo, disagio e colpa a causa dell'abuso di alimenti, il tutto senza la presenza di regolari comportamenti compensatori inadeguati (vomito autoindotto, abuso di lassativi, esercizio fisico eccessivo, digiuno).
La frequenza con cui gli episodi di abbuffata si devono verificare, sono in media di almeno due giorni nella settimana in un periodo minimo di sei mesi.
Alcuni soggetti che soffrono di questo disturbo, riferiscono che lo scatenarsi del comportamento impulsivo è dovuto ad alterazioni dell' umore, come depressione ed ansia; altri, non riescono ad identificare quali siano i fattori scatenanti, riferiscono però, di trovarsi in uno stato di tensione che tende ad alleviarsi mangiando in maniera non controllata.
Riguardo alla dimensione psicologica individuale, un tratto largamente diffuso tra i pazienti con BED è la bassa autostima, con tendenza all' umore depresso. Viene da più parti sostenuto che l' avere una bassa autostima espone maggiormente alla pressione ambientale verso la magrezza e quindi verso l' inizio della dieta; quest' ultima, specie se molto restrittiva, favorisce l' insorgenza di perdita di controllo e abbuffate, e queste a loro volta inducono una maggiore restrizione, instaurando un circolo vizioso che tende a perpetuare il quadro clinico. Il conseguente insuccesso della dieta contribuisce a peggiorare ulteriormente la considerazione di sé.
I pazienti con BED presentano livelli di preoccupazione per il cibo, la forma corporea ed il peso sovrapponibili a quelli riscontrabili nei soggetti affetti da Bulimia Nervosa.
Saper riconoscere un quadro di BED in un soggetto obeso permette di non intraprendere modelli dieto-terapici sbagliati.
Obiettivo del progetto era quello di fornire una maggiore padronanza delle problematiche relative alla dietoterapia, una migliore gestione delle emozioni e una riduzione dei drop-out. Tutti i ragazzi sono risultati obesi ( BMI >= 97°) e definiti a rischio per patologie cardiovascolari e diabete di tipo 2. A tutti i ragazzi e ai loro genitori è stato somministrato l' EDE 12 (intervista semi-strutturata per valutare la presenza di disturbi del comportamento alimentare); ai genitori è stato inoltre somministrato un questionario di rilevazione degli atteggiamenti genitoriali verso il figlio obeso. La disamina dei dati emersi ha evidenziato una presenza dei disturbi del comportamento alimentare nel 50% degli adolescenti osservati, in numerosi genitori.
È stato inoltre applicato un intervento psicoeducazionale con incontri simultanei sia ai ragazzi che ai loro genitori, in due gruppi separati (gruppo genitori-gruppo ragazzi) a cadenza bisettimanale e due booster sessions(a due e quattro mesi dall' ultimo incontro) per la verifica e il rinforzo delle conoscenze e abilità acquisite. Ogni incontro teneva presente due aree specifiche, una medica ed una psicologica. L' intervento educazionale ha utilizzato diverse tecniche tra le quali: problem-solving, metaplan, role-playing, homework, ecc. Alla fine di ogni incontro è stato somministrato un questionario di valutazione anonimo dell' incontro stesso e assegnato un homework da portare all' incontro successivo.
È stato riscontrato nel follow-up a due anni, un miglioramento del BMI nei ragazzi che hanno partecipato ai gruppi, e, una frequenza costante nei controlli successivi.
Forse come disse H. Bruch "molti adolescenti risolvono il loro problema di eccedenza ponderale di propria iniziativa o con l'aiuto di qualcuno che li sostiene, ma premessa indispensabile è che l' adolescente senta di essere un individuo ben differenziato con un valido concetto di sé e un senso di identità, capace di riconoscere e dominare i propri impulsi fisici, di definire i propri bisogni e presentarli in modo da trovarvi risposte appropriate e soddisfacenti".
L' esperienza ci insegna che la presenza del medico specialista in psicologia clinica in un servizio di dietetologia consente di diagnosticare il disturbo del comportamento alimentare e fornire il supporto specialistico necessario per una migliore gestione della dieta e delle emozioni.
Il lavoro sinergico tra le diverse figure specialistiche consente di centrare il lavoro sul paziente e non sulla sola patologia, nell'ottica della riunificazione tra mente e corpo.

Enrico Prosperi
Medico psicologo clinico e psicoterapeuta