La presenza di un alto fattore di rischio genetico per sviluppare una demenza può essere controbilanciato con l'adozione di un sano Stile di Vita; è quanto emerge da un recente articolo pubblicato sulla rivista scientifica JAMA.

 

 

Il rischio di sviluppare una demenza di tipo Alzheimer può essere collegato a fattori genetici, ma questo non vuol dire che necessariamente si dovrà andare incontro ad un destino ineluttabile. Un recente studio inglese, pubblicato sulla prestigiosa rivista scientifica JAMA, ha analizzato quasi 200.000 individui di età superiore ai 60 anni, di cui si disponeva di informazioni genetiche. Il 20% delle persone presentavano un alto rischio genetico per la demenza, il 60% un rischio intermedio e un altro 20% un basso rischio. A tutti i partecipanti è stato chiesto di valutare il proprio stile di vita basandosi sui principali fattori di rischio per lo sviluppo della demenza, l’abitudine al fumo, l’attività fisica, la dieta e il consumo di alcol. Per quanto riguarda il fumo, un comportamento salutare è stato associato alla sua assenza. L’attività fisica è stata definita benefica se soddisfaceva gli standard internazionali di 150 minuti settimanali di attività moderata o 75 minuti vigorosi. La dieta è stata ritenuta sana se c’era il consumo di almeno 4 dei seguenti gruppi alimentari, frutta, verdura, pesce, legumi, frutta secca, cereali integrali, oli vegetali, specie l’olio extravergine di oliva, yogurt, cibi ritenuti necessari per la salute cardiometabolica. Il consumo di alcol è stato giudicato moderato e di conseguenza sano, quando non superava un bicchiere di vino al giorno per la donna e due per gli uomini. I ricercatori hanno stabilito dei punteggi complessivi dello stile di vita, con valori che variavano da 0 a 4. Hanno definito ad alta aderenza di uno stile di vita sano e quindi considerati favorevoli quelli con punteggi da 3 e 4, intermedi quando il valore corrispondeva a 2 e sfavorevoli quando i valori erano tra 0 e 1. Negli 8 anni in cui le persone sono state seguite, si sono verificati 1769 casi di demenza. Tra i partecipanti con un alto rischio genetico, gli autori hanno riscontrato un minor pericolo di demenza in coloro che avevano uno stile di vita sano rispetto a quelli che avevano uno stile di vita malsano. Considerando che l’aspettativa di vita media si è generalmente elevata in quasi tutti i Paesi occidentali, è prioritario effettuare programmi di prevenzione verso le demenze, malattie che pregiudicano l’autonomia delle persone e producono grandi disagi anche ai familiari. Programmi per favorire l’adozione di un corretto stile di vita sono indispensabili e possono aiutare anche coloro che geneticamente sono maggiormente a rischio di sviluppare demenze. Non è sufficiente, però, aumentare le conoscenze delle persone, bisogna accompagnarle a sviluppare quelle competenze che favoriscono uno stile di vita sano e una conseguente migliore Qualità di Vita. Programmi strutturati educazionali, condotti da personale qualificato e con adeguate competenze, dovrebbero essere presenti in tutti quei servizi che si occupano di cura e prevenzione. La cura dell’Alzheimer inizia molti anni prima della possibile comparsa della malattia.

 

Dott. Enrico Prosperi

Medico Chirurgo Specialista in Psicologia Clinica

© 2019

 

Bibliografia

 

Lourida I, Hannon E, Littlejohns TJ, et Hyppönen E, Kuźma E, Llewellyn DJ, (2019) Association of Lifestyle and Genetic Risk With Incidence of Dementia, JAMA, July 14

 

Mozaffarian D, Dietary and Policy Priorities for Cardiovascular Disease, Diabetes, and Obesity: A Comprehensive Review, (2016) Circulation, Jan 12;133(2):187-225