La ricerca nell'ambito dello sviluppo infantile ha contribuito al superamento del modello tradizionale di interpretazione del disturbo mentale, che è basato su un implicito postulato di discontinuità, secondo cui il comportamento disturbato è considerato qualitativamente diverso dal comportamento normale; è stata quindi definita una psicopatologia dello sviluppo il cui compito è spiegare sia la continuità sia la discontinuità nei modelli individuali di comportamento adattivo e disadattivo.

 La ricerca nell'ambito dello sviluppo infantile ha contribuito al superamento del modello tradizionale di interpretazione del disturbo mentale, che è basato su un implicito postulato di discontinuità, secondo cui il comportamento disturbato è considerato qualitativamente diverso dal comportamento normale; gli psicologi dello sviluppo hanno sottolineato invece la fondamentale continuità di funzionamento, per cui la continuità nella competenza o incompetenza dall'infanzia all'età adulta non è correlabile in maniera semplice con una continuità nella patologia o nella salute ma può essere spiegata con la continuità dell'esperienza, nelle sue molteplici vicissitudini, che interagisce con le peculiari caratteristiche biocomportamentali di ciascun individuo (Sameroff, 1989).
I progressi della psicologia dello sviluppo hanno consentito di definire una psicopatologia dello sviluppo il cui compito è spiegare sia la continuità sia la discontinuità nei modelli individuali di comportamento adattivo e disadattivo.
Secondo Eisenberg:
Il processo di sviluppo costituisce il legame cruciale tra le determinanti genetiche e le variabili ambientali, tra le cause fisiche e quelle psichiche, e tra i residui dei livelli precedenti di maturazione o delle esperienze precoci e la modulazione del comportamento in presenza delle circostanze attuali. La prospettiva evolutiva ci impone di tener conto delle continuità e discontinuità tra l'infanzia, la fanciullezza e l'età adulta (1977, cit. in Sameroff, 1989, p.30).

Mentre, secondo i modelli tradizionali, la patologia e la devianza vengono inquadrate all'interno del singolo individuo, le concezioni evolutive le considerano dipendenti sempre da un contesto costituito da una complessa serie di relazioni; secondo questa prospettiva il bambino e l'ambiente di accudimento, in interazione tra loro, fanno parte di un sistema di regolazione aperto ed interattivo in cui ogni componente è influenzato e regolato dal comportamento dell'altro.
Sroufe e Rutter (1984) hanno definito la psicopatologia evolutiva lo studio delle origini e dell'evoluzione dei modelli individuali di disadattamento comportamentale, qualunque sia l'età di esordio, le cause, i cambiamenti nelle manifestazioni comportamentali, per quanto complessa possa essere l'evoluzione del modello di sviluppo.


                                BIBLIOGRAFIA:

– Sameroff A.J. (1989) Sviluppo e psicopatologia, in Relationships Disturbances in Early Childhood. A Developmental Approach, Basic Books, New York (trad. it.: A.J. Sameroff, R.N. Emde (a cura di) I disturbi delle relazioni nella prima infanzia, Bollati Boringhieri, Torino, 1991);

Sroufe L.A., Rutter M.(1984) The domain of developmental psychopathology, Child Development, 55, pp. 17-29 .



                                     Massimo Guido
                                   Medico Psichiatra Az. U.S.L. Roma F
                                   Psicologo Clinico
                                   Psicoanalista Società Psicoanalitica italiana



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