PSICOLOGIA CLINICA E RIABILITAZIONE PSICOSOCIALE  

13 Maggio 2005
Dott. Paolo Cozzaglio Specialista in Psicologia Clinica Psicoterapeuta


Lavoro come Aiuto Medico alla Residenza "Le Villette" di Cernusco sul Naviglio (MI). "Le Villette" è una Comunità terapeutico-riabilitativa psichiatrica, sorta nel 2001 come propaggine del Centro "Sant'Ambrogio", istituzione privata accreditata con la Regione Lombardia, di proprietà dell'ordine religioso Fatebenefratelli, che ha una lunga tradizione nel campo dell'operare psichiatrico in Italia e all'estero (soprattutto in Spagna). Le Villette in realtà è una Comunità psichiatrica particolare, perché è organizzata in Appartamenti Protetti: è strutturata in tre ville principali, ciascuna composta di quattro appartamenti in grado di accogliere 5 pazienti ciascuno. In essa sono ricoverati a medio-lungo termine pazienti affetti da psicosi o disturbi gravi di personalità per svolgere un programma terapeutico-riabilitativo centrato sulla residenzialità e l'acquisizione di abilità sociali e domestiche utili per poter essere reintegrati sul territorio o in famiglia.
La mia tesi di specialità in Psicologia Clinica a Milano ha riguardato proprio questa struttura e i temi connessi alla riabilitazione psicosociale dei pazienti psichiatrici. Ho iniziato e terminato la scuola di specialità solo negli anni più recenti, mentre già lavoravo al Centro Sant'Ambrogio, avendo la possibilità di frequentare i corsi grazie ad una convenzione tra Università Statale di Milano e Fatebenefratelli. La mia formazione in realtà è quella di psicoanalista junghiano, professione che ho iniziato a svolgere dal 1993, e la specialità è stata una necessità sorta in vista dell'accreditamento regionale della struttura Fatebenefratelli. A quel punto la scelta di Psicologia Clinica come scuola di specialità non è stata casuale. La riabilitazione psicosociale è, infatti, un ambito terapeutico particolare in psichiatria. Sorta dalle esperienze inglesi e francesi di Comunità a partire dalla metà degli anni '40, ha conosciuto un impulso innovativo e scientifico dalle elaborazioni psicoeducative anglosassoni e cognitivo-comportamentali americane degli anni'60-70. In Italia il maggior sviluppo è iniziato negli anni della legge 180 attribuita a Basaglia (1978), con la chiusura e trasformazione progressiva degli Ospedali Psichiatrici. In realtà, quello della riabilitazione psicosociale, è un ambito terapeutico affatto particolare che, se da un lato prende in considerazione il modello medico-psichiatrico nosografico della schizofrenia, della psicopatologia, del decorso e della prognosi, dall'altro se ne distanzia alquanto, assumendo tecniche e attitudini dei modelli psicologico e sociale. Centrata sul lavoro di équipe, in cui sono integrati gli apporti multidisciplinari di diverse professionalità (medico, psicologo, assistente sociale, infermiere, educatore, personale addetto all'assistenza), le strutture in cui la riabilitazione psicosociale è attuata non sono certo organizzate secondo i canoni del reparto ospedaliero o del modello e dello staff medico. Se da un lato la figura organizzativa centrale è, più frequentemente e per tradizione storica, quella dello Psichiatra, ritengo che la figura più idonea a svolgere funzioni organizzative sia quella del Medico Psicologo Clinico. Dalle considerazioni che seguono, infatti, la mia scelta di questa specialità.
In alcune Comunità, soprattutto americane, la figura organizzativa centrale delle strutture riabilitative è quella del social worker (assistente sociale) proprio per il target psicosociale degli interventi effettuati. Tuttavia bisogna considerare innanzitutto che le mansioni del social worker non sono sovrapponibili a quelle dei nostri assistenti sociali che, per certi versi, si avvicinano più a quelle dello psicologo esperto in problematiche di tipo sociale. Inoltre, la caratterizzazione della riabilitazione psicosociale in questo modo, porta a trascurare quello che è la metodica di lavoro ormai quasi universalmente accettata: quella del modello terapeutico integrato bio-psico-sociale. Questo modello, infatti, assegna un'importanza capitale ai diversi approcci terapeutici delle malattie mentali.
Innanzitutto quello medico-biologico: l'uso razionale degli psicofarmaci di seconda generazione è ormai ritenuto ragionevolmente e scientificamente imprescindibile. Va da sé che questo approccio richiede una competenza di tipo medico non solo in farmacologia, ma anche dal punto di vista della diagnosi e della diagnosi differenziale. E' vero che le tecniche riabilitative di per sé non sono specifiche per le diverse categorie diagnostiche di pazienti, ma è altrettanto vero che esse non possono essere applicate a prescindere del progetto terapeutico complessivo e finalizzato del paziente. Anni di mal practice farmacologica manicomiale dovrebbero averci insegnato come l'uso corretto degli psicofarmaci non sia così ininfluente nella cura della schizofrenia.
L'approccio "psico" è altrettanto fondamentale. Storicamente non è mai esistita un'esperienza di Comunità Terapeutica che non abbia avuto il proprio background teorico e culturale nei modelli psicoterapeutici esistenti. Il modello psicoanalitico inglese e francese (Bion, Main, Racamier, ad esempio) e il modello comportamentale e cognitivo-comportamentale americano (Farkas, Libermann, Linehan) hanno segnato la storia delle Comunità e delle tecniche riabilitative. In Italia possiamo citare il modello integrato dello psicoanalista Zapparoli. In Svizzera il modello della "logicaffettiva" di Luc Ciompi. In ogni caso, non è pensabile un approccio integrato che prescinde dalle tecniche psicoterapeutiche di gruppo e individuali. Più che il modello psicologico tout court, è qui importante il modello psicoterapeutico, che a sua volta nasce in ambito medico (Freud, Jung, Winnicott, Bion, ecc.) e parte anch'esso dalla comprensione diagnostica e psicodinamica, pur differenziandosi dal modello psichiatrico meccanicista. La Psichiatria stessa, se si eccettua la pura ricerca biologica, ha ormai integrato nel suo seno il modello psicodinamico.
Infine l'approccio sociale è un altro elemento ormai imprescindibile nel panorama della complessità terapeutica psichiatrica. Se possiamo considerare ormai superate le teorie etiologiche sociali e famigliari della genesi delle psicosi, è però altrettanto vero che tali teorie hanno dato, e continuano a dare, un contributo ineliminabile per quanto riguarda la complessità della terapia e degli interventi riabilitativi modellati sugli ambienti di vita dei pazienti. Gli studi più recenti mostrano un outcome assolutamente insufficiente del "problema schizofrenia" per quelle metodiche che usano un solo approccio sopra descritto.
Ritengo che il Medico specialista in Psicologia Clinica sia preparato ad integrare la complessità e dunque sia la figura culturalmente elettiva nel lavoro della riabilitazione psicosociale. E' questa sicuramente la mia esperienza a "Le Villette", dove svolgo l'attività più tipicamente psichiatrica, quella psicoterapeutica e psicologica (assessment, uso delle scale riabilitative, somministrazione di tests ove occorra), ma dove ho dovuto considerare problematiche anche di tipo famigliare e sociale. Non ultimo il lavoro in équipe a stretto contatto con molteplici figure professionali, con il confronto di modi diversi di considerare l'approccio al paziente.
Un altro punto importante del mio lavoro, che ritengo di stretta pertinenza dello Psicologo Clinico, è quello di dover mediare i diversi servizi psichiatrici privati e territoriali, le famiglie, e i servizi sociali (Comune, Enti delle pensioni e lavorativi, ecc.), i Medici specialisti e di Medicina Generale. Una conoscenza integrata, in grado di far dialogare il modello medico, quello psicologico e quello sociale, è da questo punto di vista essenziale.
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22/2/2011 22:59

COSA NE PENSI DELL\'APPLICAZIONE DEL RECOVERY MODEL ALL\'INTERNO DEI SERVIZI PSICHIATRICI, QUELLO UTILIZZATO NEGLI STATI UNITI E DAL 2005 IN GRAN BRETAGNA...
22/2/2011 23:00

COSA NE PENSI DELL\'APPLICAZIONE DEL RECOVERY MODEL ALL\'INTERNO DEI SERVIZI PSICHIATRICI, QUELLO UTILIZZATO NEGLI STATI UNITI E DAL 2005 IN GRAN BRETAGNA...SI CONFIGURA COME UN MODELLO SOCIALE DELLA MALATTIA PSICHIATRICA
Data ultima modifica: 13 Mag 05