L’essere umano è una unità somatopsichica, dove pensiero. emozione e corpo si interfacciano in reciproca relazione: un paziente può manifestare una dermatosi a causa di un evento stressante e, allo stesso tempo, essere stressato a causa della dermatosi.

Ogni dermatosi porta con sé una problematica legata all’immagine corporea; ci si sente evitati dagli altri che temono un contagio…ignoranza…vergogna…come faccio ad andare in palestra o in piscina e farmi vedere così?…vorrei andare al mare a prendere il sole che mi farebbe molto bene ma come faccio a mettermi in costume?
La pelle è un organo che esercita numerose funzioni (immunologica, sensoriale – tatto, calore prurito, dolore, sensibilità) e rappresenta il nostro confine corporeo: divide l’interno dall’esterno, è uno strumento di scambio e di relazione con gli altri.
Le malattie dermatologiche sono spesso legate a patologie di organi interni: inoltre, forse a causa dell’origine embriologica ectodermica in comune con il sistema nervoso, esiste una forte relazione tra manifestazioni cutanee ed aspetti psico-emozionali. Queste relazioni sono evidenti nelle allergie, dove e’ frequente l’alternanza tra disturbi cutanei e disturbi respiratori; quanto ai “fattori di stress”, sono presenti nell’etiologia della maggior parte delle dermatosi infiammatorie (1, 2) (alternanze storicamente descritte dalla medicina omeopatica (3).
Nasce prima l’uovo o la gallina? E’ evidente che l’essere umano è una unità somatopsichica, dove pensiero. emozione e corpo si interfacciano in reciproca relazione: un paziente può manifestare una dermatosi a causa di un evento stressante e, allo stesso tempo, essere stressato a causa della dermatosi. Nell’attività clinica quotidiana spesso il paziente dermatologico riferisce di sentirsi interiormente bene: magari un certo malessere emotivo, qualche preoccupazione erano presenti nei mesi precedenti alla comparsa della dermatosi stessa. Sembra che questo periodo di latenza tra tensione psicologica e manifestazione cutanea sia di frequente osservazione (4): fattori emozionali possono addirittura essere i maggiori responsabili della comparsa di malattie quali l’iperidrosi ed il lichen (5).
Non solo: tra le dermatosi scatenate o peggiorate da fattori emotivi (1) troviamo anche la dermatite atopica, il prurito “sine materia”, l’iperidrosi, l’acne volgare (giovanile), l’herpes recidivante, la dermatite seborroica, il lichen ruber planus, la neurodermite, la psoriasi, l’alopecia areata, l’acne rosacea e l’orticaria.
Per la maggior parte delle malattie dermatologiche si riconosce un’origine multifattoriale: tuttavia numerosi studi scientifici dimostrano quanto le cause psichiche siano determinanti in molti casi (6).
Sono descritte anche espressioni cutanee di disturbi psichiatrici (1):
illusioni di malattia (ectoparassitosi, dermatosi riferite ma inesistenti, glossodinia, vulvodinia, illusioni olfattive), induzione o simulazione di malattia (patomimia, escoriazioni nevrotiche, tricotillomania), fobie (venereofobia), manifestazioni dermatologiche in corso di anoressia (acrocianosi, alopecia diffusa, eczema).
Sembra che la pelle esprima le nostre emozioni: una caratteristica spesso descritta nei pazienti affetti da dermatosi è l’alessitimia: "non avere le parole per le emozioni”. In altri termini, in queste persone è presente la difficoltà ad identificare e descrivere i propri sentimenti ed a distinguere gli stati emotivi (7) che possono manifestarsi dunque attraverso il corpo e/o la pelle stessa.
La via utilizzata dalla biochimica del corpo si snoda attraverso l’asse ipofisi-ipotalamo-surrene (8) e continua mediante la produzione di citochine: interleuchina-1 (IL-1), interleuchina-6 (IL-6), tumor necrosis factor-alpha (TNF-alpha) (8). Nella depressione maggiore, i livelli sierici di IL-6 e TNF-alpha sono aumentati (9): le stesse citochine risultano significativamente aumentate anche in alcune malattie della pelle, ad esempio nella psoriasi, nell’orticaria cronica (10), nel pemfigo volgare (11), etc.
Questi dati evidenziano un meccanismo immunopatogenetico comune tra i due organi e supportano la pratica clinica, dove la relazione tra dermatosi e depressione è piuttosto evidente (12). Per esempio, alcuni pazienti affetti da psoriasi lamentano la comparsa di fenomeni depressivi dopo una efficace terapia dermatologica; pazienti trattati con psicofarmaci a volte manifestano effetti collaterali tipo sebopsoriasi; ancora, alcuni farmaci antidepressivi sono efficaci nel trattamento di malattie cutanee (13).
Per inciso, in letteratura sono presenti numerosissimi lavori inerenti la psoriasi, in quanto è una dermatosi molto diffusa e paradigmaticamente di origine multifattoriale.
Queste osservazioni possono dare l’impressione che l’espressione del disagio interiore possa avvenire attraverso una via emozionale e/o corporea - in questo caso cutanea.
In medicina e, in particolare, in dermatologia, è molto importante lavorare sullo stile di vita e sulle abitudini delle persone sia come prevenzione, sia perché il comportamento stesso influisce sulla comparsa, sul decorso e sulla prognosi di numerose malattie.
Ad esempio, anche nella psoriasi riconosciamo come fattori di rischio (e di aggravamento) abitudini quali il fumo (14), l’assunzione di alcolici (15), l’aumento del
body mass index (BMI) (16): la relazione tra disturbi alimentari, dipendenze e fattori psicologici è ben conosciuta, tuttavia è molto difficile intervenire su queste abitudini senza riconoscere e lavorare sulle motivazioni emotive e culturali che alimentano tali comportamenti.
Una cosa è sapere quello che dobbiamo fare, tutt’altra cosa è sapere
come farlo.


Si viene spesso a creare un circolo vizioso tra dermatosi, emozioni e comportamento: lo scambio medico-paziente perde efficacia, l’aderenza alla terapia non è ottimale, la situazione si autoperpetua alimentata, tra l’altro, da aspettative inappropriate grazie alle “notizie” di scarsa qualità scientifica a disposizione di tutti noi. Inoltre, anche le informazioni corrette vengono sempre ricevute e filtrate dall’esperienza, dalla cultura e dalle aspettative di ciascuno: purtroppo, a volte il “bravo medico” è quello che ci dice quello che ci piace sentire… altre volte invece comprendiamo solo quello che ci piace comprendere…
L’informare e l’educare il paziente deve contemplare dunque anche una psicoeducazione (17) capace di intervenire in modo efficace sugli ostacoli che impediscono la buona riuscita di qualunque atto terapeutico. Il paziente non è un recipiente che riceve passivamente dei farmaci e dei consigli ma deve essere parte attiva affinché il processo di guarigione possa realizzarsi; la comprensione è indispensabile per una condivisione degli obiettivi.
Questo problema è particolarmente scottante nel paziente affetto da dermatosi a carattere cronico-recidivante, dove la partecipazione attiva da parte del malato stesso assume un ruolo molto importante; è necessario che il medico sia in grado di fornire l’indispensabile educazione terapeutica, al fine di permettere al paziente di poter comprendere, accettare e gestire al meglio la propria condizione.
Il dermatologo si trova dunque davanti ad una situazione complessa che rispecchia la complessità dell’essere umano: al di là di ciò che appare (la dermatosi), c’è anche altro (una persona)! Forse, per il malato, a volte il disagio provocato dalla dermatosi potrebbe essere una scelta obbligata rispetto ad un conflitto emotivo altrimenti difficilmente esprimibile e sostenibile.
E’ dunque indispensabile la collaborazione tra figure professionali che, mettendo insieme le proprie competenze specifiche, siano in grado di lavorare in modo appropriato ed efficace per il benessere del paziente.

                        Dott. Luciano D'Auria

 

 

BIBLIOGRAFIA

 

 

 

 

  1. Saurat JH, Grosshans E, Laugier P, Lachapelle JM. Dermatologia e malattie sessualmente trasmesse, Masson, Milano, 2000

  2. Bassi R. La ragazza che odiava gli specchi. Bollati Boringhieri, Torino 1996

  3. Turinese L. Modelli psicosomatici. Elsevier, Milano 2009

  4. Baldaro, B., Chattat, R., Ercolani, M., 1992. Stress e dermopatie, in Biondi, M., La psicosomatica nella pratica clinica, Il Pensiero Scientifico, Roma.

  5. Jafferany M. Psychodermatology: a guide to understanding common psychocutaneous disorders. Prim Care Companion J Clin Psychiatry 2007

  6. AA.VV. Conference de consensus - texte des experts. Urticaires e Prise en charge de l’urticaire chronique. Ann Dermatol Venereol, 2003; Societè Francaise de Dermatologie

  7. Allegranti I et al. Prevalence of alexithymic characteristics in psoriatic patients. Acta Derm Venereol 1994

  8. Bottaccioli F. Il sistema immunitario: la bilancia della vita. Tecniche Nuove, Milano 2008

  9. Dowlati Y et al. A Meta-Analysis of Cytokines in Major Depression. Biol Psychiatry.y 2009

  10. Dos Santos JC et al. Increased circulating pro-inflammatory cytokines and imbalanced regulatory T-cells cytokines production in chronic idiopathic urticaria. Int Immunopharmacol, 2008

  11. D'Auria L, et al. Cytokines in the sera of patients wiyh pemphigus vulgaris: IL-6 and TNF-alpha levels are significantly increased as compared to healthy subiects and correlated with disease activity. Eur Cytokine Netw 1997

  12. Filaković P. et al. Depression in dermatology: an integrative perspective. Psychiatr Danub. 2008

  13. Gupta MA, Gupta AK The use of antidepressant drugs in dermatology. J Eur Acad Dermatol Venereol. 2001

  14. Fortes C. et al. Relationship between smoking and the clinical severity of psoriasis. Arch Dermatol Res 2005

  15. Kirby B. et al. Alchol consumption and psychological distress in patients with psoriasis. Br. J Dermatol 2008

  16. Naldi L et al. Cigarette smoking, body mass index, and stressful life events as risk factors for psoriasis: results from an italian case.control study. J Invest Dermatol 2005

  17. Prosperi E. La psicoeducazione: intervento integrato nella cura dell’obesità. In Medical Humanities, a cura di E. Lozupone. Ed. Nuova Cultura, Roma 2010