Il corretto trattamento dell’obesità non può prescindere dal vero significato della parola dieta, dal greco δίαιτα “modo di vivere”. È indispensabile quindi intervenire sullo stile di vita

 

 

obesità malattia incurabile

“L’obesità è una malattia persistente e quasi incurabile” afferma il prof. David Marks, perché alla sua origine c’è l’alterazione di un preciso meccanismo omeostatico. I normali processi che regolano la nostra alimentazione possono essere interrotti dal cosiddetto Circolo dell’Insoddisfazione, composto da:

  • insoddisfazione della propria vita e del proprio corpo;
  •  stress cronico o ansia e depressione;
  •  ambiente che offre facilmente cibi a basso costo e ricchi di grassi e zuccheri che agiscono come una droga sui sistemi cerebrali del piacere.

Questi tre fattori, insieme all’aumento del peso corporeo formano “un circolo vizioso che disturba la stabilità del sistema che controlla il peso”. Questo circolo vizioso tende ad auto-mantenersi e per uscirne serve “una forte motivazione e un cambiamento nello stile di vita e nella filosofia di vita”.

Questa teoria mette in discussione quella più semplicistica del cosiddetto bilancio energetico, che considera l’aumento del peso il risultato di un consumo energetico inferiore a quanto introdotto con l’alimentazione. La teoria del bilancio energetico ha portato “all’ossessivo conteggio delle calorie e delle diete”.

Il proliferare di tantissime diete alla moda sta causando un risultato evidente agli occhi di tutti: l’aumento dell’obesità e delle malattie a esse correlata, principalmente il diabete (aumento del 45% dal 1990 al 2013). La dieta, nella maggior parte dei casi, non solo non fa perdere peso ma addirittura può farlo guadagnare. Il motivo di quest’apparente effetto paradossale può essere imputato a diversi motivi:

  1. l’eccessiva restrizione alimentare porta a una fisiologica ricerca di cibo (fame), come fu ben evidenziato nel cosiddetto “Dilemma della dieta di Bennet”;
  2. un esagerato controllo della propria alimentazione causa, nel tempo, l’effetto contrario e riduce la capacità di impegnarsi in cose più importanti per la propria salute psico-fisica;
  3. la distinzione tra cibi “buoni” e “cattivi” e il tentativo di evitare questi ultimi, porta a desiderarli maggiormente: la loro eventuale assunzione può determinare una sensazione d’incapacità a seguire un programma alimentare o può indurre a eludere la visita con il medico nutrizionista;
  4. l’esclusione del “cibo comfort” dalla dieta (quello usato per confortarsi o premiarsi) porta l’individuo a desiderarlo e quasi inevitabilmente ad assumerlo nel tempo, vivendolo però con un senso di colpa;
  5. la dieta vissuta in maniera dicotomica (alternanza di alimentazione restrittiva e periodi di alimentazione senza regole) favorisce il cosiddetto “fenomeno dello Yo-Yo” (perdita e ripresa del peso corporeo).

Noi mangiamo non solo come risposta allo stimolo della fame, ma anche per sedare emozioni spiacevoli o per provare piacere. Combattere l’obesità prescrivendo diete eccessivamente restrittive è come insistere con un farmaco che non ha dato i risultati sperati.

Allora è vero ciò che sostiene Marks, che “continuare a offrire trattamenti noti per essere minimamente efficaci e, molto probabilmente, dannosi per la salute fisica o mentale non è etico” ?

Il corretto trattamento dell’obesità non può prescindere dal vero significato della parola dieta, dal greco δίαιτα “modo di vivere”. È indispensabile quindi intervenire sullo stile di vita, che non può essere ridotto solo a una sana alimentazione e un’adeguata attività fisica, ma deve comprendere anche la capacità di gestire le emozioni e lo stress, una buona qualità del sonno, la cura delle relazioni interpersonali e dei propri interessi, il riconoscimento di ciò che davvero è importante per noi e ci fa stare bene.

L’obesità è una malattia cronica e non può essere trattata come una malattia acuta, con una semplice prescrizione da seguire per un limitato periodo di tempo. “I termini prescrizione o dispensazione (che sottintendono un atteggiamento passivo da parte del malato) devono essere abbandonati e lasciare il posto alla cosiddetta educazione terapeutica che spieghi l’iter della malattia, i sintomi di peggioramento e i rimedi da seguire. Stiamo passando da un mondo farmaco-centrico ad un mondo paziente-centrico” ha sottolineato l’attuale Ministro della Salute.

È necessario aiutare il paziente obeso a diventare protagonista della sua cura, perché se è vero che non c’è cura senza un bravo medico, non c’è nemmeno senza la responsabilità del paziente verso la propria salute.

 

Dott. Enrico Prosperi

Medico Chirurgo

Specialista in Psicologia Clinica

© 2017

 

Bibliografia

 

Marks DF (2016) Dyshomeostasis, obesity, addiction and chronic stress. Health Psychol Open. Mar 28;3(1)

Markey CN, August KJ, Bailey LC, Markey PM, Nave CS (2016) The pivotal role of psychology in a comprehensive theory of obesity, Health Psychol Open. 2016 Jan; 3(1)

Marks DF (2015) Homeostatic theory of obesity. Health Psychol Open. Jun 29;2(1)

Ogden CL, Carroll MD, Fryar CD, et al. (2015) Prevalence of obesity among adults and youth: United States, 2011–2014. NCHS Data Brief 219: 1–8.

Bukhman G, Bavuma C, Gishoma C, et al. (2015) Endemic diabetes in the world’s poorest people. The Lancet Diabetes & Endocrinology 3(6): 402–403

Mann T, Tomiyama JA, Westling E, et al. (2007) Medicare’s search for effective obesity treatments: Diets are not the answer. The American Psychologist 62: 220–233