Nulla sarà mai più come prima, ma il futuro potrebbe anche essere migliore se ognuno farà la propria parte, con responsabilità e umiltà, se la politica si ricorderà che la scienza e la medicina non possono essere tirate in ballo solo nelle emergenze

 

In molti si affrettano a pronosticare che dopo il coronavirus l’umanità sarà migliore, il genere umano userà questa lezione per riemergere più forte e unito di prima, si comprenderà cosa è giusto e cosa è sbagliato, si ridimensionerà la voglia spasmodica di beni effimeri, si recupereranno valori oggi sbiaditi, si valorizzeranno quei gesti oggi negati. In molti si anticipano a presagire disastri apocalittici, un’umanità sempre più distante ed egoista, povera e solitaria, destinata a vivere come in quei film futuristici dove la polvere la fa da padrona, contrappasso forse dell’eccessivo uso di amuchina di questi giorni.

È probabile che il mondo non sarà più come una volta. Molte persone sperimenteranno un vero e proprio disturbo post traumatico da stress, presenteranno accentuazioni di disturbi ossessivo-compulsivi, paure di contrarre malattie, ma anche paura dell’altro. Potrebbero aumentare i disturbi d’ansia e dell’umore e potrebbe incrementarsi la rabbia verso chi la pensa diverso da noi, verso chi si comporta differentemente da noi. Molti si ritroveranno senza un lavoro, senza soldi, senza gli affetti, e potrebbero persino sentirsi senza speranza.  

Nulla sarà mai più come prima, affermano scienziati, economisti, filosofi, storici, tuttologi, perché non c’è mai stata una crisi così nell’era post industriale, quella dei colletti bianchi, delle nuove tecnologie, della globalizzazione. Abbiamo già vissuto momenti difficili, come gli attentati terroristici che hanno ridotto il nostro senso di controllo, o le variazioni delle borse che hanno dato un senso di precarietà alle nostre finanze, ma questo mostro invisibile trasportato da chiunque di noi, anche da un nostro caro, ci ha ricordato la precarietà della nostra esistenza, l’impossibilità di avere tutto sotto controllo, l’assenza di certezze. In un attimo abbiamo perso quelle cose che davamo per scontate, le strette di mano, gli abbracci, l’uscire di casa. Siamo così sprofondati in una crisi mai vissuta finora. Ma la parola crisi, dal greco κρίσις, significa scelta, decisione.

Possiamo quindi scegliere cosa fare di questa esperienza quando finalmente potremo riappropriarci delle strade.  

Qualcuno continuerà come se nulla fosse accaduto a ricercare il facile consenso, ad acquistare ogni genere di bene, ad usare e gettare i sentimenti. Non farà tesoro del tempo trascorso con i propri cari, dei messaggi arrivati da amici lontani, degli istanti regalati da sconosciuti virtuali. Si perderà nuovamente nella ricerca disperata di un’ingannevole felicità.

Qualcuno che avrà usato i giorni di ritiro forzato per conoscere meglio se stesso e i propri valori, avrà coltivato i propri affetti e curato le proprie passioni, saprà come vivere meglio il dopo.

 Nulla sarà mai più come prima, ma il futuro potrebbe anche essere migliore se ognuno farà la propria parte, con responsabilità e umiltà, se la politica si ricorderà che la scienza e la medicina non possono essere tirate in ballo solo nelle emergenze, che la cultura forma uomini migliori, che la natura deve essere rispettata, che ogni essere vivente va rispettato. Se scopriremo che la vera felicità è quella che i greci chiamavano eudaimonia (eu=bene, daimon=demone), dove il demone è l’attitudine che ognuno di noi possiede, la potremo realizzare grazie ad una maggiore conoscenza e accettazione di sé.

In un monologo degli anni ’80, Gaber ricordava: “Basta lamentarsi! La cosa più intelligente da fare è quella di giocare d’astuzia con i segnali del tempo.
Ma attenzione, eh. Perché tra l’avere la sensazione che il mondo sia una cosa poco seria e il muovercisi dentro perfettamente a proprio agio esiste la stessa differenza che c’è tra l’avere il senso del comico ed essere ridicoli”.

È vero che nulla sarà mai più come prima, ma come molte cose della vita lo svolgimento delle nostre esistenze dipenderà dalle nostre scelte di oggi e di ciò che faremo domani.

 

Dott. Enrico Prosperi

Medico Chirurgo Specialista in Psicologia Clinica

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