i pazienti psichiatrici accettano di buon grado l'intervento musicale ed esprimono verbalmente il loro coinvolgimento emotivo in termini di “spiragli” di “libertà” mentale e “speranza” per un futuro migliore


 

Lo spirito umano può affrontare innumerevoli avversità e la malattia psichica,

con la sua straordinaria capacità di attribuire significati, di plasmare forme nuove,

inaspettate, a volte anche incomprensibili, può creare opere meravigliose

Rob Poole. “Kind of Blue. Creativity, mental disorder and jazz”

Br J Psychiatry 2003

 

 

Introduzione

Ogni anno a Melpignano, comune della Grecìa salentina, a fine agosto, si radunano in piazza 200.000 persone pronte a farsi "pizzicare" dall'Orchestra Popolare della Notte della Taranta, diretta di volta in volta da artisti di livello internazionale.

Ma la pizzica salentina, contaminata oggi dalle sonorità più disparate, da quelle balcaniche a quelle arabeggianti, dal jazz alla musica classica, affonderebbe le sue radici negli antichi culti orgiastici e dionisiaci di ispirazione mitologica approdati nella Magna Grecia pitagorica.

Introdotti nel "tarantismo" questi riti si diffondono nell'Europa centro-meridionale, ma trovano nella penisola salentina un terreno particolarmente fertile dove perpetuarsi (1).

A prescindere dai significati arcaici e simbolici del rito, quello che più ci interessa è che determinati soggetti, che si credeva fossero stati morsi e avvelenati dalla tarantola, nello “spazio cerimoniale” delimitato da suonatori, parenti e amici, grazie al ritmo travolgente della pizzica siimprovvisamente dal loro torpore e si lanciano in un ballo sfrenato, in stato di trance, fino all'esaurimento delle forze.

Come ancora avviene nei riti tribali praticati in molte parti del mondo, i soggetti “posseduti”, nella fattispecie dalla tarantola attraverso il suo veleno, assumono danzando atteggiamenti di tipo “isterico” (improvvisi risvegli, svenimenti, agitazioni, convulsioni, acrobazie, ecc.).

In realtà sembrerebbe trattarsi di una rappresentazione in cui il tarantato o "pizzicato" simula la ricerca del ragno, poi si “identifica” in lui, e infine lo calpesta, uccidendolo.

Grazie alla musica e all'intercessione di San Paolo i tarantati guariscono temporaneamente, perchè la sindrome si rinnova annualmente, durante il periodo della mietitura e dei raccolti, quando appunto la probabilità di essere ri-morsi dal ragno durante il lavoro nei campi è maggiore.

Il giorno della festa di San Pietro e Paolo, il 29 giugno, i miracolati di tutto il Salento, a volte scortati da tamburellisti o da intere orchestrine, si recano in pellegrinaggio a Galatina per consegnare del denaro alla Cappella del Santo, in segno di gratitudine.

In "Storia del tarantismo" Sigerist spiega il fenomeno come l'esito del processo di assorbimento del paganesimo da parte della Chiesa cattolica, che attribuendo la sindrome agli effetti della tossina aracnica, verso cui la medicina ufficiale si dichiarava impotente, ne consentì la cura tramite un rituale coreutico-musicale a sfondo religioso (2).

Ma è De Martino, con “La terra del rimorso”, ad approfondirne gli aspetti antropologici: si tratterebbe dunque di una sorta di esorcismo collettivo, dove il rito e la pizzica permettono a certi soggetti, in genere giovani donne frustrate, represse o comunque portatrici di un forte disagio mentale, di liberarsi momentaneamente dal male.

Allo stesso tempo il rito consolida, attorno alla pizzicata, i legami sociali, partecipa allo spirito comunitario (3).

Ovviamente il miglioramento delle condizioni socio-economiche, l'agricoltura industriale e l'emancipazione femminile estinguono la pratica "musico-terapeutica", ma non la cultura della pizzica, che anzi oggi, come dicevamo, riesplode come "pizzicamania" e con una proliferazione di corsi di danza e di tamburrello, di gruppi folkloristici, di azioni di recupero delle tradizioni, di feste esclusive in masseria, mentre il festival itinerante della Notte della Taranta contribuisce ad attrarre nel Salento un numero crescente di turisti (4).

E se da un lato la pizzica viene perfino ideologizzata, diventando l'emblema di una frangia di giovani “alternativi”, che con la musica popolare e il dialetto intendono opporsi alla globalizzazione e alla omologazione culturale, dall'altro traina una piccola ma vivace economia legata ai dischi, ai concerti nelle sagre e feste patronali, all'editoria, alla cinematografia e all'abbigliamento.

Non si può allora spiegare tutto questo se non attribuendo a questa musica popolare un potere "ammaliante e irresistibilmente contagioso", secondo Edoardo Winspeare, autore e regista del film "Pizzicata", che evidentemente investe territori di svariata natura.

 

Obiettivo della ricerca

La musica è un valore universale e connota intimamente l'esistenza umana. D'altra parte riflessioni sul rapporto tra musica e salute umana hanno da sempre interessato la filosofia, la religione e la scienza (5).

Sullo sfondo del plurimillenario percorso culturale che ha portato, per così dire, alla "medicalizzazione" delle arti, in questo caso all'introduzione della musica e della danza nella gestione di problematiche sanitarie di svariata natura, e richiamandoci al fenomeno del tarantismo, in cui la pizzica è stata invece per secoli l'unico rimedio possibile, abbiamo pensato di valutare sperimentalmente l'efficacia clinica di questa musica etnica mediante un intervento di tipo didattico, ovvero un Corso di tamburello rivolto ad un gruppo di volontari affetti da disturbi di tipo schizofrenico, seguiti ambulatorialmente dal Centro di Salute Mentale del Distretto Socio-Sanitario di Maglie, in provincia di Lecce.

 

Materiali e metodi

Al Corso di tamburello, autorizzato dalla ASL Lecce e realizzato presso il Distretto Socio-Sanitario di Maglie nel periodo maggio-giugno 2017, ha partecipato un gruppo di dieci pazienti affetti da disturbi di tipo schizofrenico in trattamento farmacologico standard, in media da sei anni, di cui quattro maschi e sei femmine, con un'età compresa tra i 19 e i 54 anni (età media: 37,7).

I dati essenziali relativi alla presente casistica sono indicati nella Tabella I.

L'intervento ha previsto un totale di sei lezioni, di progressiva difficoltà, della durata di circa 90 minuti, alla cadenza di una alla settimana, condotte da due musicisti del gruppo “Argalio” di Corigliano d'Otranto (Le), con decennale esperienza di insegnamento dello strumento in ambito scolastico.

A partire dai rudimenti tecnici, la finalità del Corso era raggiungere un sincronismo di che permettesse di eseguire coralmente una pizzica.

Al termine del Corso, alla stregua di saggio finale, i pazienti e il gruppo musicale al completo si sono esibiti in piazza, durante una manifestazione culturale tenutasi nel vicino comune di Scorrano.

Prima del Corso e dopo l'ultima lezione i pazienti hanno eseguito un test audiometrico (audiometria tonale liminare), mentre prima e subito dopo ogni lezione è stata effettuata una batteria di tre test psicometrici (BPR, VFG, WHODAS 2.0), per la valutazione di numerosi parametri afferenti alla sfera emotiva, cognitiva e comportamentale, come indicato da DSM-IV e ISD-10.

Il “setting” e il “saggio finale” sono stati ripresi da una telecamera fissa, e tutto il materiale è stato discusso da un team pluridisciplinare comprendente anche degli osservatori esterni.

Parallelamente abbiamo voluto ricercare nella banca dati di Medline (Pubmed) eventuali studi che avessero adottato la pizzica, o quanto meno, la musica etnica, nei pazienti schizofrenici.

La ricerca bibliografica, ristretta al periodo 2013-2017, ha considerato il maggior numero di titoli, ottenuti abbinando i termini più generici di music therapy e psycoses.

Dal campione di 362 studi, abbiamo prima escluso le problematiche di natura extra- psichiatrica e poi la musicoterapia nei pazienti psichiatrici ospedalizzati. Dai restanti 89 studi abbiamo infine escluso i disturbi psichiatrici diversi dalla schizofrenia.

E' stato così ottenuto un campione limitato a soli sei articoli, di cui due studi sperimentali: il primo individua una relazione significativa tra la perdita di percezione musicale (amusia) e altri deficit cognitivi (amnesia visiva e spaziale, scarsa attenzione), associazione peraltro ben nota (6); l'altro rileva invece una positiva sinergia tra rilassamento muscolare ed esposizione a vari generi musicali (7).

I restanti quattro studi includono la più recente meta-analisi effettuata dalla Chocrane Lybrary, che ha aggiunto al suo database ulteriori 18 trial, per un totale di 1215 pazienti schizofrenici (8).

Da questa grossa revisione di studi sperimentali, che conferma la scarsa standardizzazione della “dose" somministrata in musicoterapia, oscillando i trattamenti dalle sette alle 240 sedute, a loro volta di durata variabile, emerge anche che il genere della musica folk è poco impiegato in modo strutturato nella schizofrenia.

La Tabella II, in cui il campione bibliografico è suddiviso per aree tematiche, mostra  l'attuale tendenza della ricerca musicoterapica in ambito neuro-psichiatrico.

 

Risultati

Tutti i pazienti hanno assiduamente frequentato il Corso e imparato a manovrare sufficientemente il tamburello, accompagnando il ritmo con passi di danza.

Tutti i pazienti hanno riferito di aver ricavato enormi benefici dalla musica e auspicano che iniziative musicali e danzanti vengano ripetute in contesti esterni ed estranei all'ambiente sanitario.

I dati psicometrici e audiometrici, espressi in termini di punteggio medio generale degli score pre e post-lezione e di PTA (pure tone avarage) misurato prima e dopo il Corso, sono rispettivamente riportati nelle Tabelle III e IV.

In questa fase della ricerca non si è ritenuto di procedere all'analisi statistica della significatività delle variazioni, vista la esiguità ed eterogeneità demografica e clinica della casistica.

Le impressioni scaturite dai colloqui individuali e dalla osservazione delle dinamiche di gruppo sia durante le lezioni e il concerto finale che dei filmati, sono state integrate con la valutazione quantitativa derivata dai test effettuati.

Tra tutti gli indicatori dello stato globale del paziente, una particolare attenzione è stata rivolta ai seguenti parametri: motoria; stato ansioso; qualità del sonno; autostima; espressione verbale; socializzazione; capacità uditiva.

 

 

Discussione

Al momento, a fronte di una vasta letteratura che affronta il fenomeno del tarantismo da una prospettiva etno-musicologica e indaga il ruolo sociale della pizzica nel contesto di vecchi e nuovi rituali coreutico-musicali, e malgrado in musicoterapia sia abbondantemente previsto l'uso delle percussioni, per la capacità di provocare intense risposte motorie ed emozionali, non ci risulta che gli effetti psichiatrici della pizzica salentina siano stati valutati scientificamente (9).

Il tamburello, lo strumento a percussione necessario per suonare e far ballare la pizzica, ha un diametro di 25 centimetri ed è costituito da una cornice in legno di faggio a cui è agganciata una serie di doppi sonagli in lamiera o di rame.

Nella pizzica salentina la ritmica è di sei/ottavi e il tamburello produce un tipico suono bitonale dato dall'alternanza di acuti emessi dalla vibrazione dei sonagli e bassi causati dalla percussione della membrana.

Tralasciando il rapporto tra struttura musicale, aspetti sociologici e psico e neurofisiologici (10), il nostro interesse si focalizza momentaneamente sulla clinica, avendo voluto innanzitutto valutare in modo quasi sperimentale l'eventuale beneficio della pizzica suonata in gruppo e in pubblico dagli stessi pazienti, considerando che la loro esistenza è più o meno seriamente connotata da difficoltà comunicative e relazionali che possono portare al totale isolamento sociale (11).

Peraltro i soggetti schizofrenici presentano spesso un certo grado di amusia, cioè una incapacità di percepire e reagire alle esperienze musicali, indicativa di una più generale alterazione della sfera cognitiva (12).

Seppure limitata dal punto di vista metodologico e presumendo che la partecipazione su base volontaria abbia selezionato soggetti dotati di una buona sensibilità musicale, la nostra esperienza, oltre a confermare l'efficacia intrinseca della musica nel controllo dei sintomi positivi e sullo stato mentale generale dei pazienti schizofrenici, suggerisce la possibilità di sfruttare clinicamente il potere della pizzica di stimolare dinamiche gruppali a loro volta capaci di migliorare l'autostima, la fiducia nel futuro e rinforzare il senso di identità sociale.

Il potenziamento della capacità uditiva suggerirebbe poi una qualche azione del ritmo sull'intera sfera sensoriale del soggetto schizofrenico, verosimilmente tramite  meccanismi sinestesici (13).

Questa esperienza pertanto intende supportare l'ipotesi generale dell'utilità clinica e sociale dell'uso improvvisato, creativo e "laico" della pizzica, da apprezzare in modo particolare in ambito psichiatrico.

Un recente articolo di Papa e Bersani sull'esperienza musicale nella psicosi schizofrenica spiega, tra l'altro, il rapporto tra psicopatologia e sensibilità artistica, le modificazioni neurostrutturali indotte dalla musica, i limiti strumentali all'individuazione del “principio attivo” di una “miscela psicoattiva” così complessa (14).

A detta degli esperti, indipendentemente dalla “dose” e dalle “modalità di somministrazione”, ovvero del "format" e del "setting" delle sedute, essendo priva di effetti collaterali e molto disponibile la musica dovrebbe essere maggiormente diffusa come arte-terapia di supporto proprio nei pazienti schizofrenici, grazie al suo potere di sbloccare canali comunicativi spesse volte imprevedibili (15).

Come riportato dalla letteratura di settore, i pazienti psichiatrici accettano di buon grado l'intervento musicale ed esprimono verbalmente il loro coinvolgimento emotivo in termini di “spiragli” di “libertà” mentale e “speranza” per un futuro migliore (16).

Piuttosto che come terapia, il suonare e danzare in gruppo sono vissuti come “divertimento”, “gioia”, “felicità”, sentimenti positivi che rinforzano la loro motivazione a proseguire la terapia musicale.

Oltre a socializzare tra loro e con i musicisti, raggiungendo un buon livello di intesa di gruppo, i partecipanti hanno mostrato di concentrarsi abbastanza sulle istruzioni impartite e persino improvvisato passi di danza, confermando l'intrinseca funzione della pizzica di "scazzicare", ovvero smuovere, eccitare, far ballare chiunque ne venga esposto.

In definitiva, accertato ormai come la musica sia capace di favorire l'espressività attraverso canali comunicativi extra-verbali, di migliorare il linguaggio verbale e di riequilibrare lo stato mentale globale, pur non rispettando procedure convenzionali, il nostro intervento suggerisce la possibilità di introdurre corsi di pizzica nella gestione integrata dei pazienti schizofrenici (17; 18).

Questa esperienza stimola inoltre interessanti ipotesi di lavoro, con implicazioni sia teoriche, come l'identificazione del "principio psicoattivo" (tenendo presente che la sequenza ripetitiva di due terzine che possono essere percosse in battere o in levare, permettono di adattare flessibilmente il ritmo alla sensibilità individuale) e l'eventuale sensibilità trans-culturale alla pizzica, che pratiche, come confrontare l'efficacia del suonare e ballare in gruppo ("making active musicotherapy") rispetto al semplice ascolto individuale della musica o la visione di videoclip (“listening/receptive music therapy”), che potrebbe essere previsto come "rinforzo" da eseguire a domicilio (19).

 

Conclusioni

Alla luce di quanto vissuto, osservato e registrato riteniamo pertanto che un corso didattico di pizzica configuri un intervento di musicoterapia di tipo strutturato, attivo e di gruppo, utile e fattibile in ambito psichiatrico.

In particolare riteniamo che al beneficio clinico concorra in qualche modo il massiccio scambio di empatia che inevitabilmente avviene tra percussionisti e allievi, a cui si sommano prolungate e intense reazioni collettive, che globalmente contribuiscono alla creazione di un clima, diremmo senz'altro, “magico”.

Seppure limitato metodologicamente - si tratta, ricordiamo, di un singolo, piccolo gruppo di volontari, peraltro demograficamente e clinicamente disomogeneo - riteniamo che questo studio, che per il momento ci risulta del tutto originale, avvalli l'ipotesi dell'importanza delle componenti ritualistiche, a conferma dell'efficacia storicamente accertata della pizzica contro il "tarantismo", poichè la "dimensione cerimoniale" implica fattori necessariamente benefici.

Riscoprendo, in definitiva, così l"anima musicale", il "soul" del territorio salentino, riteniamo  che corsi di pizzica possano essere proposti in ambito sanitario quali contributo alla riumanizzazione del disagio esistenziale e psichico.

Perchè suonare, ballare e cantare in un contesto di ritualità corale soddisfa pure bisogni sociali primordiali, che riguardano la convivialità e il senso di appartenenza ad una comunità e ad un territorio.

Non a caso la musica, scrive il Maestro Daniel Barenboim, “è l'arte dell'immaginario per eccellenza, un'arte scevra da tutti i limiti imposti dalle parole, un'arte che tocca le profondità dell'esistenza umana, un'arte fatta di suoni che travalicano tutte le frontiere” (20).

E la musica popolare è a nostro avviso il cordone ombelicale che nutre e lega per sempre alla propria terra.

 

Mariano Dimonte, Luce Pignataro *, Vito Cannazza, Donato Merico *

Servizio di Radiologia, Ospedale di Scorrano, ASL Lecce; Centro di Ricerca Etnomusicologica “Argalio”, Corigliano d'Otranto (Le)

* Centro di Salute Mentale (CSM), Distretto Socio-Sanitario di Maglie, ASL Lecce

 

TABELLA I

Partecipanti al Corso di tamburello salentino: dati demografici e clinici

paziente

età

 

sesso

scolarità

Diagnosi

(ISD-10; DSM IV)

 

terapie in atto

S. G.

 

40

F

licenza media

Disturbo di personalità “borderline”

Delorazepam 90 gtt/die;

Quetiapina 200mg 2 cp/die; Depakin Chrono 500mg 2cp/die;

Gardenale 1000mg 2 cp/die.

T. C.

 

54

M

Altre e non specificate psicosi reattive

Pantorc 40mg 1 cp/die; Delorazepam 10 gtt/die;

Diazepam 10 gtt/die;

Haldol 2mg 30gtt/die;

Eutimil 20mg ½ cp/die;

Vytorin 1 cp/die;

Ramipril 2,5mg 1 cp/die;

Minias 20 gtt/die;

Clopidogrel 75mg 1 cp/die.               

S. A.

 

49

M

laurea

Stato paranoide non specificato

Haldol 15gtt/die;

Akineton 2 mg 1 cp/die;

Lexotan 35 gtt/die;

Cymbalta 60 mg (Duloxetina)1 cp/die;

Orap 4mg 1 cp/die;

Halcion 0,25 al bisogno.

C. R.

 

49

F

licenza media

Psicosi paranoide psicogena

Ludiomil 75 mg ½ cp/die;

Depakin Chrono 500 mg 2 cp/die;

Gabapentin 300mg 2 cp/die; Delorazepam 35 gtt/die;

Abilify 10mg 1cp/die;

Akineton 4mg 1 cp/die;

Arvenum 500 mg 2 cp/die.

N. C.

 

49

M

Disturbo di personalità “borderline”

Delorazepam 1 mg/ml gtt 50/die    

Fevarin 100 mg cpr 2/die

Diazepam 5 mg/ml gtt 15/die

Tolep 300 mg cpr 3/die

P. A. M.

 

44

F

Schizofrenia tipo paranoide non specificato

Delorazepam 2 mg cpr  4/die

Akineton  4 mg cpr ½/die

Tolep 600 mg cpr 3/die

Clozapina  Chiesi 100 mg cpr 2 ½ /die

Felison 30 mg cpr  1/die 

C. C.

 

44

F

Disturbo bipolare tipo 1 più recente o corrente episodio

Seroquel;

Rivotril;

Lorazepam;

Talofen;

Depakin Chrono;

Akineton.

G.R.

 

20

F

Disturbo di personalità schizotipica

Abilify 15mg 1cp/die;

Depakin Chrono 300mg 1cp/die;

Tavor 1 mg cpr 2cpr/die;

Halcion 0,25 al bisogno.

P. B.

 

22

F

Depressione maggiore espisodio singolo non specificato

Valproato di Sodio;

rivotril;

Abilify;

Haldol.

 F.

 

31

M

Disturbo di personalità non specificato

Seroquel 200 mg cpr 1+ ½/die

Depakin Chrono 500 mg cpr 3/die

Delorazepam 1 mg cpr  1 + ½/die

Akineton  (R) 4 mg cpr ½/die

Stilnox  10 mg cpr 1/die

Esopral 1 cpr/die

Jent Adueto 2,5/850 mg cpr 2 cpr/die

Peridon cpr 2 cpr/die

Fenofibrato 143 mg cpr

 

Tabella II: Musicoterapia in ambito neuro-psichiatrico: gli studi più recenti (Pubmed, periodo in esame: 2013-2017; termini utilizzati: “music therapy and psychosis” )

aree tematiche

studi sperimentali

 

studi pilota/

preliminari

 

revisioni/

meta-analisi

 

demenza

11

6

19

depressione

4

3

6

autismo

1

1

6

schizofrenia

2

 

4

altri:

traumi; epilessia; corea di Hungtinton; insonnia; sclerosi laterale amiotrofica; dolore; anoressia; tossicodipendenze

 

 

 

 

Riferimenti bibliografici

 

1. Chiriatti L. Morso d'amore. Viaggio nel tarantismo salentino. Capone Ed, Lecce, 1997

2. Russel JF. Tarantism. Medical History 1979; 23:404-425

3. De Martino E. La terra del rimorso. Il Saggiatore, Milano, 1961

4. Zappatore D. Tarantism: the italian pizzica from music therapy to new form of performance. IJCAS 2017; 4:1-6

5. Nizamie SH, Tikka SK. Psychiatry and music 2014; 56:128-140

6. Wen Y, Nie X, Wu D, Liu H, Zhang P, Lu K. Amusia and cognitive deficits in schizophrenia: is there a relationship? Schizophren Res 2014; 157:60-62

7. Kavak F, Unal S, Yilmaz E. Effects of relaxation exercises and music therapy on the psychological symptoms and depression levels of patients with schizophrenia. Arch of Psychiatric Nursing; online, may 14, 2016

8. Geretsegger M, Mossler KA, Bieleninik L, Chen X, Heldal T, Gold C. Music therapy for people with schizophrenia and schizophrenia―like disorders. Cochrane Database of Systematic Reviews, 29 may 2017

9. Benenzon R. Manuale di musicoterapia. Borla, Roma, 1984

10. Iakovides SA, Iliadou VTH, Bizeli VTH, Kaprini SG, Fountolakis KN, Kaprinis GS. Psychophysiology and psychoacoustic of music: perception of complex sound in normal subjects and psychiatric patients.  Ann Gen Hosp Psychiatry 2004; 6:1-4

11. Solli HP, Rolvsjord R. “The opposite of the treatment”: a qualitative study of how patients diagnosed with psychosis experience music therapy. Nordic J of Music Therapy 2015, 24: 67-92

12. Hatada S, sawada K, Akamatsu M, Doi E, Minede M, Yamashita M, Thornton AE, Honer WG, Inoe S. Impaired musical ability in people with schizophrenia. J Psichiatriy Neurosci 2014; 39:118-126

13. Pasha G, Akhavan G, Gorjian B. Music therapy and schizophrenia. J of American Science 2012; 8: 62-68

14. Papa D, Bersani G. L'eserienza musicale nella psicosi schizofrenica. Giorn Ital Psicopat 2006; 12:93-102

15. Steenhuls LA, Nauta MH, Bocking CLH, GHM Pijnenborg. Treating depressive symptoms in psychosis: a network meta-analysis on the effects of non-verbal therapies. Plos one 2015; october 20

16. Ceccato E, Lamonaca D, Caneva P.A., Gamba L, Poli R, Agrimi E. Musicoterapia nella riabilitazione cognitiva del paziente schizofrenico. Studio multicentrico randomizzato controllato in singolo cieco di applicazione del protocollo STAM. Giorn Ital Psicopat 2009; 15:395-400

17. Pavlicevic M, Trevarthen C, Duncan J. Improvisational music therapy and the rehabilitation of persons suffering from chronic schizophrenia. J of Music Therapy 1994, 94:86-104

18. Lu SF, Lo CH, Sung HC, Hsieh TC, Yu SC, Chang SC. Effects of group music intervention on psychiatric symptoms and depression in patients with schizophrenia. Complement Ther Med 2013; 21: 682-8

19. Chang BH, Chen BW, Beckstead JW, Yang CY. Effects of a music-creation programme on the anxiety, self-esteem and quality of life of people with severe mental illness: a quasi-experimental design. Int J Ment Health Nurs 2017, in press

20. Barenmboim D. La musica sveglia il tempo. Feltrinelli, Milano, 2010