Il concetto di rappresentazione mentale è centrale in tutta la letteratura psicoanalitica sin dai primi scritti di Freud; Freud ci dice che così come lo scrittore o il poeta traduce in forma poetica o teatrale, in un dramma o una commedia, attraverso un processo creativo i significati interiori che vuole trasmettere, così attraverso l'analisi si rivelano delle rappresentazioni che, nel setting come in un teatro, ci rivelano il mondo interiore delle persone.

 Il concetto di rappresentazione mentale è centrale in tutta la letteratura psicoanalitica sin dai primi scritti di Freud; il termine rappresentazione (Vorstellung) fa parte della terminologia classica della filosofia tedesca per indicare “ciò che ci si rappresenta”.
Freud fu influenzato dalle idee di Herbart che teorizzava una “meccanica delle rappresentazioni” (Vorstellungsmechanik) che costituiscono “il contenuto concreto di un atto di pensiero” e “ in particolare la riproduzione di una percezione antecedente”(Laplanche, Pontalis,1967, pp. 504-508).
Tuttavia, mentre il concetto teorico freudiano di rappresentazione riflette convinzioni e cognizioni dell'epoca, a livello clinico Freud parla di rappresentazione, prendendo il termine dall'uso letterario, e descrive nei processi inconsci e nei sogni un particolare processo di elaborazione mentale che paragona ad una messa in scena teatrale; nella Gradiva (1906), Freud ci dice che così come lo scrittore o il poeta traduce in forma poetica o teatrale, in un dramma o una commedia, attraverso un processo creativo i significati interiori che vuole trasmettere, così attraverso l'analisi si rivelano delle rappresentazioni che, nel setting come in un teatro, ci rivelano il mondo interiore delle persone.

 Come scrivono Greenberg e Mitchell (1983) con il concetto di transfert Freud introdusse l'idea che:


...Le persone agiscono e interagiscono non soltanto con un altro reale, ma anche con un altro interno, una rappresentazione psichica di una persona, che ha in sé il potere di influire sia sugli stati affettivi dell'individuo, sia sulle sue reazioni comportamentali manifeste (p.22).


E ancora, riguardo le rappresentazioni interne di altri :

a seconda dei diversi sistemi teorici sono state chiamate “oggetti interni”, “ altri illusori”, “introietti”, “personificazioni” e i costituenti del “ mondo rappresentazionale”... Si può ritenere che servano come una sorta di isolata immagine anticipatoria di quello che ci si aspetta dalle persone nel mondo reale; o che diventino strettamente intrecciate con l'esperienza dell'individuo, di chi è lui stesso; si possono considerare dei persecutori, che esercitano la funzione di una specie di quinta colonna interna, molto critica; o come fonte di sicurezza e di risorse interne, invocata nei momenti di tensione o di isolamento.
A proposito di queste immagini interne, in genere si è d'accordo su un punto: esse costituiscono un residuo, all'interno della mente, di relazioni con persone importanti nella vita di ciascun individuo (p.23).

 

                                          BIBLIOGRAFIA

 

Freud S. (1906) Il delirio e i sogni nella “Gradiva” di Wilhelm Jensen, in Opere, vol. V, Boringhieri, Torino, 1972;


Laplanche J, Pontalis J.B. (1967) Vocabulaire de la psychanalyse, Presses Universitaires de France, Paris (trad.it.: Enciclopedia della psicoanalisi, Econ. Laterza, Roma-Bari,1993);
 

Greenberg J.R., Mitchell S.A. (1983) Object Relations in Psychoanalitic Theory, Harvard University Press, Cambridge (trad.it.: Le relazioni oggettuali nella teoria psicoanalitica, Il Mulino, Bologna, 1986). 

 

                          

                         Massimo Guido
               Medico Psichiatra Az. U.S.L. Roma F
               Psicologo Clinico
               Psicoanalista Società Psicoanalitica italiana




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