Freud differenzia il mondo esterno e il mondo interno del bambino;Sandler e Rosenblatt, lavorando ancora nell'ambito del modello pulsionale, hanno dato un fondamentale contributo per sviluppare il concetto di mondo rappresentazionale e per chiarire il ruolo degli oggetti nell'ambito della teoria classica.

 

Sandler e Rosenblatt (1962), lavorando ancora nell'ambito del modello pulsionale, diedero un fondamentale contributo per sviluppare il concetto di mondo rappresentazionale e per chiarire il ruolo degli oggetti nell'ambito della teoria classica.Freud (1938) differenzia il mondo esterno e il mondo interno del bambino: gli oggetti del bambino sono inizialmente collocati nel mondo esterno, ma successivamente, all'età di circa cinque anni “una porzione del mondo esterno è stata abbandonata, almeno parzialmente come oggetto e in compenso è stata assunta nell'Io (mediante identificazione), diventando perciò parte integrante del mondo interno”(p. 632); ma in questo lavoro i termini 'mondo interno 'e 'mondo esterno' sono usati in modo puramente descrittivo e non viene approfondita la riflessione sul mondo interno come sistema interconnesso; considerando invece che la percezione degli oggetti nel mondo esterno non può aver luogo senza lo sviluppo di una serie sempre più organizzata e complessa di rappresentazioni della realtà esterna all'interno della mente del bambino e dell'interazione del bambino con questa realtà, non ci si può accontentare di una differenziazione puramente descrittiva tra 'interno' ed 'esterno'; scrivono Sandler e Rosenblatt:

le rappresentazioni che il bambino costruisce gli consentono di percepire le sensazioni provenienti da diverse fonti, di organizzarle e di strutturarle in modo che acquistino significato per lui. Sappiamo che la percezione è un processo attivo attraverso il quale l'Io trasforma i dati sensoriali grezzi in percetti significativi. Il bimbo pertanto crea e organizza, nel suo mondo percettivo o rappresentazionale, quella che noi, in quanto osservatori descriveremmo come realtà rispettivamente “interna” ed “esterna”. Con questo vogliamo indicare che il bambino, per sapere che cosa sia “fuori”, deve crearsi una rappresentazione di questo “fuori” come parte del suo mondo rappresentazionale (…). La nozione di rappresentazione del corpo può essere estesa a quella di rappresentazione del Sé (…). La rappresentazione del Sé è, tuttavia, molto più che una rappresentazione del corpo; include tutti quegli aspetti dell'esperienza e dell'attività del bambino che egli progressivamente avverte (consciamente o incosciamente) essere propri (1962, p. 106-108).

 

 

 

 

                        BIBLIOGRAFIA:

 

Freud S. (1938) Compendio di psicoanalisi, in Opere, vol. 11, Boringhieri, Torino, 1979;

 

Sandler J, Rosenblatt B. (1962) Il concetto di mondo rappresentazionale, in J. Sandler (a cura di) La Ricerca in Psicoanalisi, vol. 1, Boringhieri, Torino, 1980.


  
                                Massimo Guido
                     Medico Psichiatra Az. U.S.L. Roma F
                     Psicologo Clinico
                     Psicoanalista Società Psicoanalitica italiana



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