La Vittimologia, è una branca della Criminologia nata intorno agli anni sessanta con l’intento di dare maggiore attenzione alle vittime, avere una migliore conoscenza dei reati e dei rapporti vittima-autore e inoltre per perfezionare gli interventi di supporto e assistenza alle persone vittime di violenza
Sono sempre più frequenti le notizie di aggressioni alle donne, in Italia, come nel resto del mondo, aggressioni sessuali, violenze domestiche, abusi e stalking.
È naturale chiedersi se c’è un motivo specifico per cui le vittime di tali violenze siano spesso donne, e abbiano anche dei denominatori comuni.
Per questo, intorno agli anni sessanta è nata una nuova branca della Criminologia, la Vittimologia, con l’intento di dare maggiore attenzione alle vittime, avere una migliore conoscenza dei reati e dei rapporti vittima-autore e inoltre per perfezionare gli interventi di supporto e assistenza alle persone vittime di violenza.
Con il termine vittima, si intende una persona che ha “subito conseguenze negative, perdite, danni, lesioni di natura materiale, fisica o psicologica”. Le persone che hanno subito una qualsiasi esperienza di vittimizzazione sono esposte ad un impatto emotivo tale da condizionare i rapporti sociali e la quotidianità.
La vittima non è scelta a caso dal suo carnefice, ci sono delle caratteristiche biologiche, psicologiche, morali, sociali e culturali che la rendono maggiormente predisposta a subire un comportamento violento. Esiste inoltre un rischio differenziale, in altre parole una maggiore o minore possibilità di diventare la VITTIMA di qualcuno. La popolazione maggiormente esposta a questo rischio è composta dalle persone che hanno una minore possibilità di proteggersi, oppure che attuano minori comportamenti prudenti.
Tutte queste caratteristiche rendono possibile la creazione di un victim profile: le donne, gli adolescenti, i bambini, gli stranieri, i disabili, le persone con un livello di cultura basso e gli anziani sono i soggetti più a rischio.
Oltre alle caratteristiche della vittima, ci sono anche delle circostanze, quali gli orari della giornata, i luoghi particolarmente isolati e i periodi di vacanze, poichè l'assenza di testimoni favorisce l'aggressione.
Nel corso degli ultimi cinquant’anni sono emerse delle correlazioni importanti tra il reato e la vittima. Sono state evidenziate diverse forme di vittimizzazione nel corso dello studio dei reati, e in ognuna di queste la vittima ha avuto un ruolo diverso: la vittima può essere autore o complice, come nel caso della prostituzione o della tossicodipendenza; la vittima non è a conoscenza del reato come nelle frodi o violazioni della privacy; la vittima ha paura delle conseguenze come nei reati all’interno della famiglia; in ultimo le forme di vittimizzazione abituale non percepita come tale dalla società, quali le vessazioni e le violenze psicologiche.
Quest’ultimo caso è il più sommerso e il più difficile da scoprire, poiché la vittima è paralizzata dal terrore, dalla vergogna e dal pudore, bloccata anche dal fatto che il luogo dove vive è spesso lo stesso del suo persecutore.
Oltre ai diversi profili e tipologie della vittima è stata posta anche in evidenza una correlazione tra la mancanza di autostima e di efficacia personale e il rischio di vittimizzazione. Questi sono sia fattori sia espongono a diventare e/o permanere “vittima” sia conseguenze psicologiche per le vittime di reati.
Gli effetti negativi sulla personalità della vittima sono molteplici: disturbi di ansia e panico, fobie sociali e disturbo post traumatico da stress, depressione, disturbi del comportamento alimentare, distimia, tratti di personalità dipendente, disturbi del sonno. Nelle vittime di violenze sessuali, abusi e maltrattamenti c’è anche un maggior rischio di suicidio.
Negli ultimi anni sono nate diverse strutture governative ed agenzie informali che si occupano di fornire un supporto medico-psicologico e legale alle vittime e alle loro famiglie e svolgono un’attività preventiva attraverso campagne di sensibilizzazione e divulgazione. Il lato dolente è il numero elevato di vittime che, per paura del giudizio, delle possibili ritorsioni dell’aggressore, del senso d’ineluttabilità e della comparsa di meccanismi di difesa, non chiedono aiuto.