In questa fase‚ lo scopo principale è quello di identificare il significato particolare e le funzioni che i sintomi possiedono per il paziente e aiutarlo a trovare mezzi più adattivi per raggiungere e mantenere l'obiettivo.

In questa fase si continuano a fornire suggerimenti riguardanti fattori biologici che regolano il peso‚ i miti nutrizionali‚ le influenze socioculturali sul disturbo e gli effetti della restrizione e si valutano i progressi effettuati dal paziente sul piano comportamentale. Sebbene il paziente sia già stato in qualche modo esposto ai principi cognitivi durante la prima fase‚ nella seconda si introducono metodi cognitivi più formali. A questo punto‚ lo scopo principale è quello di identificare il significato particolare e le funzioni che i sintomi possiedono per il paziente e aiutarlo a trovare mezzi più adattivi per raggiungere e mantenere l'obiettivo. Se nella prima fase i pazienti‚ per contrastare la restrizione alimentare‚ hanno imparato a regolarizzare la loro alimentazione e a consumare quantità normali di cibo‚ nella seconda fase è opportuno aiutarli ad identificare i cibi che sono diventati proibiti in quanto considerati eccessivamente calorici e quindi spesso consumati solamente durante gli eccessi alimentari. Al paziente viene spiegato che è importante che questi cibi siano assunti durante pasti prefissati e solo quando si sente in uno stato di ragionevole controllo. Una volta che il paziente è riuscito a ridurre il numero delle abbuffate e/o a mangiare in maniera più regolare‚ dovrebbe cercare di identificare insieme al terapeuta i fattori scatenanti i singoli episodi bulimici. Sebbene possano essere identificati come pensieri o emozioni specifiche‚ questi sono spesso legati a problemi esterni di natura interpersonale. Un training sul problem solving aiuta di solito il paziente ad aumentare il senso di controllo e le abilità nel far fronte alle situazioni problematiche nella vita di tutti i giorni. Tale tecnica dovrebbe essere usata ogni qual volta si presentino dei problemi che potrebbero spingere il soggetto a mangiare in eccesso come conseguenza del senso di inefficacia personale. Il concetto di pensieri disfunzionali è sviluppato più ampiamente in questa fase‚ solitamente nel contesto che affronta le preoccupazioni per il peso e la forma del corpo e la resistenza a mettere in atto cambiamenti comportamentali nell’area dell’alimentazione‚ del peso e delle condotte di compensazione. Il terapeuta deve sottolineare come spesso la mancanza di compliance sia legata a pensieri ed assunzioni disfunzionali che possono essere identificati‚ esaminati e successivamente confermati o modificati. Beck e coll. (1979) hanno definito le cognizioni come pensieri automatici‚ abituali e credibili o immagini visive che generalmente operano al di fuori della consapevolezza immediata dell’individuo‚ ma che tuttavia possono essere identificati. L’operazione automatica del pensiero è descritta come un processo normale‚ utile ed essenziale per l’abituale funzionamento quotidiano. Nel corso della terapia il terapeuta deve assistere il paziente affinché impari ad identificare i pensieri disfunzionali e gli errori di elaborazione delle informazioni che influenzano le sue percezioni‚ pensieri‚ sensazioni e comportamenti sintomatici. Tra gli errori di ragionamento più comuni nei DCA possiamo trovare:

 1. astrazione selettiva‚ o arrivare ad una conclusione basandosi su dettagli isolati e ignorando evidenze più salienti e contraddittorie;

 2. ipergeneralizzazione‚ o estrarre una regola sulla base di un singolo evento ed applicarla ad altre situazioni diverse;

 3. pensiero dicotomico‚ o pensare per estremi‚ in termini assoluti‚ senza vie di mezzo (buono/cattivo‚ giusto/sbagliato);

 4. personalizzazione‚ o interpretazione egocentrica degli eventi interpersonali o degli eventi legati al sé;

 5. pensiero magico‚ o credere nella relazione causa-effetto tra eventi non in relazione tra loro;

 6. catastrofizzazione‚ o sovrastimare il significato sul sé di eventi indesiderabili.

 La ristrutturazione cognitiva è un metodo che serve per esaminare e modificare i pensieri disfunzionali. Le convinzioni e i pensieri disfunzionali sono spesso intrappolati in complicati resoconti delle esperienze presenti e passate. Il terapeuta ha‚ quindi‚ l’importante funzione di chiarire‚ sintetizzare e condensare le complicate idee presentate e tradurle in un breve sommario di pensieri disfunzionali in forma semplice. Una volta raggiunto un provvisorio accordo riguardo al desiderio di una modifica del modo di pensare‚ il paziente dovrebbe essere fortemente incoraggiato a tradurre i nuovi schemi in specifici comportamenti coerenti con la nuova posizione. Assieme all’intervento di ristrutturazione cognitiva‚ il terapeuta dovrebbe implementare l'uso di tecniche comportamentali, utili soprattutto per le preoccupazioni relative al peso e all’aspetto fisico. Tali procedure si basano sull’esposizione. Ad esempio nei pazienti che evitano lo specchio si possono consigliare esercizi di esposizione allo specchio ed auto-massaggi. L’intervento di esposizione‚ comunque‚ va sempre associato all’intervento cognitivo: il paziente viene invitato a scrivere i pensieri che emergono durante l’esposizione così da poterli analizzare nelle sedute successive

                                       Dott.ssa Linda Degli Espositi

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