Lo sguardo di Marta ora è cambiato. So che ha deciso: affronterà questa esperienza con positività. Mi sorride e mi ringrazia. Ci diamo la mano e in quel gesto uniamo tante cose non dette, le nostre esperienze, i nostri pensieri, la vita stessa.
Marta
 
 

“ Prego, signora, si accomodi. Si sieda pure.”

 Una frase che ripeto a tutti i paziente, quante volte al giorno non saprei. E’ ormai un’abitudine, il susseguirsi di giorni di lavoro che sembrano inesorabilmente uguali, ma che così non sono.

Marta si siede, mentre io già scrivo i suoi dati in cartella, senza neanche alzare lo sguardo, perché  la giornata di lavoro sembra sempre una lotta con il tempo. Poi mi fermo e la vedo.

E’ a questo punto che si verifica quel contatto che trasforma un nome scritto su un foglio in una  persona che interagisce con me. La guardo ed inizio a fare le solite, inesorabili domande. La vedo tesa, perplessa, forse un po’ impaurita. Chi non lo sarebbe quando sai di avere addosso un  tumore alla mammella?

Io lo so: è un attentato alla tua femminilità, alla tua vita , alle sicurezze di tutti i giorni , a quella consuetudine che a volte sembra noiosa, ma che in quel momento diventa preziosa.

Non è passato molto tempo, ma a me sembra un secolo da quando sentii quel nodulo, quel  qualcosa che faceva parte del mio corpo, ma che allo stesso tempo lo dominava fino a poterlo distruggere. Succede sempre così: mentre stai facendo le cose di tutti i giorni compare per caso, viene a prendere il primo posto nella tua vita ed a quel punto esige tutte le tue attenzioni e le tue energie.

Eppure non ho avuto paura.

Marta sì, è spaventata, si vede da come si guarda intorno smarrita, da come mi fissa quasi a  volermi chiedere qualcosa che però non osa pronunciare.

“Anch’ io mi sono operata come lei,sa?”

Mi guarda incredula, quasi come se non avesse capito:

“Anche lei si è operata al seno ?” E poi subito dopo: “Quanto tempo fa?”

“Ad ottobre 2009”.

So cosa pensa ora, quanti sentimenti si accavallano nella sua mente: rapidi conteggi sui tempi di sopravvivenza, esame del mio stato di salute, stupore di vedere dopo tutto il susseguirsi di esperienze negative degli ultimi giorni questo inaspettato raggio di speranza.

“Mi scusi se le racconto i mie fatti personali, ma lo faccio perché  una persona che fa questa esperienza si può sentire veramente compresa solo da chi ci è già passato”.

Sorride “E’ vero. Chi non l’ ha provato mi può stare vicino, ma non mi può veramente capire”.

Marta ora è più tranquilla, quasi sollevata. Ha trovato chi può darle le risposte alle domande che non aveva finora avuto il coraggio di formulare. Io lo so che ai suoi occhi le mie risposte sono le più affidabili, perché dettate non dalla pietà, ma dall’ esperienza diretta.

Ha un attimo di esitazione solo per dire: “ Ho una bambina di sei anni!”

Le sorrido e scherzo un po’: “Si sbrighi a curarsi allora, perché la sua bambina la vuole prima possibile a casa con lei!”

“Mi hanno detto che forse dovrò fare la chemioterapia e la radioterapia”

Parole temute, che si ha quasi paura di pronunciare, minaccia incognita di probabili sofferenze.

“Io le ho fatte tutte e due, ma non sono una casa terribile! Ci sono gli effetti collaterali, ma grazie al Cielo ora esistono anche dei farmaci che li eliminano. Se devo essere sincera non ho un ricordo tragico di questa esperienza.”

Marta si rilassa un po’. So che mi crede.

“La stanchezza sì, quella c’è, ma basta fare le cose più lentamente. Quando non ce la facevo io mi sedevo e mi riposavo un pò”.

Sono ricordi lontani, che lascio tornare alla mente solo per i miei malati, per poterli risollevare, per spingerli di nuovo alla vita.

Lo sguardo di Marta ora è cambiato. So che ha deciso: affronterà questa esperienza con positività.

Mi sorride e mi ringrazia. Ci diamo la mano e in quel gesto uniamo tante cose non dette, le nostre esperienze, i nostri pensieri, la vita stessa.

 
Dott.ssa Daniela Castellani
Specializzata in Anestesia e Rianimazione