Uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel febbraio 2020 ha esaminato gli effetti di 14 tipi diete

 

 

Ogni anno milioni di persone cercano di perdere peso con la dieta e nonostante il dilagare di nuovi programmi nutrizionali in nessun paese del mondo c’è stata una sufficiente riduzione dell’obesità.

Nei paesi dell’Unione Europea il 30-70% degli adulti sono in sovrappeso e il 10-30% affetti da obesità.

Sui nuovi media e in televisione si susseguono dibattiti su quali programmi dietetici sono davvero efficaci e l’argomento dieta è uno dei più gettonati nelle comuni conversazioni.

Ma come districarsi quando le informazioni sono molteplici e spesso contraddittorie? Bisogna ridurre al minimo i carboidrati, dicendo addio a pasta e pane giornalieri e vedere la pizza come una chimera, o è necessario demonizzare i grassi con l’abolizione assoluta di fritti, formaggi e salumi? I cibi vanno divisi in buoni e cattivi con necessari sensi di colpa se si trasgredisce?

Aumentano le domande, le ricerche nella Rete e si moltiplicano le tribù alimentari che sui social si scontrano per difendere la propria fede, quella per il tipo di dieta: vegetariana, vegana, macrobiotica, crudista, gluten free, carnivora, tutto tranne che onnivora. I nutrizionisti sono diventati i nuovi sacerdoti a cui rivolgersi e i loro libri spopolano come nuovi vangeli in grado di dare la “buona notizia” di quale cibo mangiare e quale evitare.

Aumentano le paure, le idiosincrasie e le intolleranze senza evidenti supporti scientifici.

Aumentano i dubbi, ma anche le certezze che un prodotto è salvavita, miracoloso, necessario per prevenire le malattie, per ringiovanire, per mantenere integra la memoria. Certezze che vengono spazzate via dopo qualche anno da nuovi studi e sostituite da nuove verità.

Si seguono così le diete alla moda o i nutrizionisti con l’alto numero di follower sui social, ma non si tiene conto di ciò che dice la scienza e dei curriculum dei singoli professionisti.

Ma qual è davvero la migliore dieta?

Uno studio pubblicato sul British Medical Journal nel febbraio 2020 ha esaminato gli effetti di 14 tipi diete, da quelle a basso contenuto di carboidrati, a quelle a basso contenuto di grassi o contenuto moderato di macronutrienti. Lo studio ha esaminato i risultati a 6 e 12 mesi non solo della perdita di peso ma anche del possibile miglioramento dei fattori di rischio cardiovascolari (pressione arteriosa, colesterolo LDL). Dopo 6 mesi c’è stata una riduzione del peso e una riduzione della pressione, ma dopo 12 mesi gran parte del peso perduto è stato recuperato e l’unica dieta che ha mantenuto un rischio cardiovascolare inferiore è stata quella mediterranea.

Uno studio ancor più recente pubblicato su Nature Medicine che ha coinvolto più di 1000 partecipanti e 660 gemelli mono ed eterozigoti, ha concluso che le risposte al cibo sono decisamente molto personali e dipendono non solo dalla genetica, ma dal microbiota intestinale (l’insieme di microrganismi che vivono nel nostro intestino e che abbiamo sempre chiamato flora intestinale) e dallo stile di vita dell’individuo. La risposta ad una dieta è quindi decisamente diversa da un individuo all’altro e questo spiega perché individui che seguono lo stesso regime alimentare ottengono spesso risultati differenti.

Una dieta che non tiene conto delle esigenze e dello stile di vita della persona, non solo può essere inefficace ma, quando eccessivamente ristretta, facilitare l’insorgenza di disturbi alimentari e il cosiddetto effetto yo-yo, con conseguente maggior rischio di eventi cardiovascolari.

La parola dieta deriva dal greco δίαιτα “modo di vivere” e non a caso le più recenti linee guida per la cura dell’obesità e del sovrappeso sottolineano come sia indispensabile intervenire sullo stile di vita, per concentrare la cura non solo sulla perdita del peso ma sugli aspetti della qualità della vita e il benessere psicosociale.

Alla luce dei nuovi studi non bisogna rincorrere le nuove diete rivoluzionarie o quelle che hanno fatto tanto dimagrire l’amica dell’amica o che sono tanto pubblicizzate sui media. Serve prestare attenzione alle sirene dei nuovi guru, gli influencer che spacciano le loro opinioni come verità assolute e sono creduti solo perché hanno un gran seguito. La migliore dieta è senza dubbio quella mediterranea, senza divieti assoluti, ma che necessita di una conoscenza di sé stessi e di un lavoro sul proprio stile di vita, per non correre il rischio di dover dire per l’ennesima volta “sono stato da un celebre dietologo. In due mesi ho perso quattrocento euro”.

 

Dott. Enrico Prosperi

Medico Chirurgo Specialista in Psicologia Clinica

© 2020

 

Bibliografia

 

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