James Hansell e Lisa Damour “Psicologia Clinica” Zanichelli, Bologna 2007 Recensione di Marco Magnani

 

 


Un'accattivante veste grafica una ricca iconografia ed uno stile coinvolgente e spesso anedottico, il che non guasta. Queste le caratteristiche principali del volume edito per i tipi della Zanichelli.
Il taglio pragmatico con frequenti riferimenti allo schematismo del DSM-IV non disturba anche il più critico dei detrattori della psicopatologia made in USA.
Il taglio che viene utilizzato ha un ampio respiro che prevede non solamente la definizione di psicologia clinica, e mai come oggi forse se ne sente il bisogno, quanto alcuni concetti chiave indispensabili nella comprensione psicopatologica.
Contesto, continuum tra comportamento normale e patologico, relativismo storico e culturale nel definire e classificare la psicopatologia, vantaggi e limiti della diagnosi, principio di causalità multipla, connessione tra mente e corpo.
I sei punti elencati rappresentano la differenza di qualità della comprensione psicologico clinica. Una dimensione che va largamente al di la della diagnosi e della nosografia. Restituire alla persona il valore del suo vivere all'interno di una convivenza sociale, collocare il suo arco esistenziale in un periodo storico e culturale ed alla luce di ciò riuscire a dare un valore a cosa può essere inteso per comportamento “patologico”. Tutti questi non sono concetti che possono essere tralasciati in nome di una collocazione nosografica che spesso non comprende ed impedisce di comprendere l'esperienza di chi chiede un aiuto nell'area del disagio psichico. In ciò risulta particolarmente utile un taglio critico costruttivo sul valore della diagnosi nosografica che come giustamente sostenuto dagli autori, è un'utile modalità di comunicare nell'ambito di una disciplina scientifica, ma un punto assai delicato quando si ha a che fare con la dimensione psichica, il passo che separa tutto ciò dallo stigma è spesso assai breve.
Un largo accento per ciò che riguarda le differenti scuole di pensiero  nell'ambito della psicologia e della psicoterapia non si esaurisce come spesso accade in un arido elenco di differenti correnti epistemologiche, quanto in una conferma di come oggi la psicologia clinica sia in grado di integrare le differenti correnti teoriche nella costruzione di un quadro più attendibile del comportamento umano. Quanto di più lontano dal riduzionismo che per molti anni ha dominato le scienze psichiche con  ipotesi spesso in totale contrasto l'una dell'altra e che proprio da ciò traevano spesso il loro maggior pregio polemico.
La costruzione del testo conduce il lettore attraverso le varie forme di patologia psichica in maniera narrativa. Uno stile asciutto e sopratutto critico ed avvincente se si tiene conto che ogni capitolo si apre con un taglio prettamente iconografico pittorico. Un opera di un pittore, la sua immagine in un riquadro e delle brevi note sulla sua biografia, questo il filo conduttore del volume ognuno dei personaggi artistici presentati è direttamente coinvolto nell'area psicopatologica riguardante il capitolo introdotto. Una sfida per comprendere il mondo del “diverso” attraverso la loro produzione artistica, lenti balli di tratti pittorici ora quieti, ora autobiografici ora veloci trasgressivi ed aggressivi, gettati nell'inquietudine dell'esistenza. Ogni autore introduce una particolare psicopatologia del comportamento, da lui si snoda il racconto e la sequenza comprensiva negli aspetti descrittivi e terapeutici. Nulla viene lasciato al caso tanto meno l'accuratezza scientifica e la completezza (di particolare rilievo il capitolo sull'abuso di sostanze) dove le singole sostanze stupefacenti vengono prese in esame anche sotto una prospettiva storica oltre che clinica.
Numerosi box presi in larga parte da spunti di cronaca e costume o da opere letterarie stimolano ad approfondimenti che mostrano come il normale e “diverso” corrano in molti casi su di un confine sottile che in un crescendo continuum porta sino alle manifestazioni più eclatanti  e manifeste.
La presentazione dei casi clinici arricchisce la presentazione mostrando come proprio l'approccio multidisciplinare della psicologia clinica sia una risorsa di forza nella comprensione del comportamento umano costruendo una modalità di fare clinica che dovrebbe essere una normale risorsa operativa nell'ambito della nostra disciplina. Unico rammarico, se possiamo sottolinearlo, che il volume venga dal mondo anglosassone made in USA, facendoci ancora una volta comprendere come nel nostro paese la psicologia clinica venga a tutt'oggi confusa e limitata all'interno di varie correnti didattiche che ne reclamano l'unicità mancando ancora quel fondo olistico empatico che di contro ne fanno una branca peculiare di comprensione e cura del disagio mentale.