I risultati della nostra indagine concordano con quelli riportati che indicano una correlazione tra attaccamento “insicuro” e psicopatologia e con altre ricerche effettuate che sembrano indicare che un modello di attaccamento “insicuro” rappresenti un fattore di rischio per l'insorgenza della tossicomania.

Indagine preliminare sugli stili di attaccamento- Discussione e conclusioni- parte seconda

 

Discussione e conclusioni.


I risultati della nostra indagine concordano con quelli riportati che indicano una correlazione tra attaccamento “insicuro” e psicopatologia e con altre ricerche effettuate che sembrano indicare che un modello di attaccamento “insicuro” rappresenti un fattore di rischio per l'insorgenza della tossicomania (Ammaniti, Pazzagli, Speranza, Vimercati Sanseverino, 1997).
In relazione al limitato campione da noi esaminato non è possibile generalizzare i dati all'intera popolazione di soggetti tossicodipendenti, ma è comunque possibile formulare ipotesi sui casi esaminati ed utilizzare questa indagine come preliminare approfondimento per successivi studi.
Nel campione da noi esaminato, 5 soggetti appartengono alle categorie di attaccamento “insicuro”, mentre un soggetto è stato asegnato alla categoria “Non classificabile”: è possibile ipotizzare, sulla base dell'intervista e della storia clinica, che in questo soggetto che presenta una mescolanza di aspetti appartenenti a strategie di attaccamento differenti (è stato assegnato alla sottocategoria “Rifiutante l'attaccamento” (“Ds1”) ed alla sottocategoria (“F2”) “Leggermente distanziante o limitante l'attaccamento”) si sia verificata nel tempo una parziale modifica dei modelli operativi interni per effetto delle positive esperienze psicoterapeutiche effettuate; questa ipotesi concorda con quanto sappiamo sui modelli operativi del Sè e delle figure di attaccamento che tendono a non modificarsi nel tempo tranne che per esperienze relazionali particolarmente significative ed intense (esperienze amorose, psicoterapeutiche, primo figlio per la madre).
La teoria dell'attaccamento di Bowlby è stata ampliata da alcuni Autori (Sroufe, Waters, 1977; Kobak, Sceery, 1988; Horowitz et al., 1992) che considerano l'attaccamento come un'organizzazione per la regolazione degli affetti.
Secondo questa prospettiva i differenti pattern dell'attaccamento possono essere considerati come le regole che orientano le risposte dell'individuo nelle situazioni angosciose o difficili (Kobak, Sceery, 1988); un attaccamento “sicuro” appare organizzato in regole che consentono il riconoscimento delle situazioni di difficoltà e la richiesta di sostegno da parte di altre persone; un attaccamento “distanziante” sembra invece organizzato in regole che limitano il riconoscimento delle situazioni di diffcoltà ed i relativi comportamenti di attaccamento volti a cercare conforto e sostegno da altri, mentre un attaccamento “preoccupato” sembra strutturato in regole che organizzano la risposta a situazioni difficili e l'attenzione alle figure di attaccamento con modalità che inibiscono lo sviluppo di autonomia e fiducia in sé stessi.

 

 

                     BIBLIOGRAFIA


-- Ammaniti M, Pazzagli C., Speranz<a A.M., Vimercati Sanseverino L. (1997) Attaccamento e sistemi regolativi nelle tossicodipendenze, in G. Fava Vizziello, P. Stocco, Tra genitori e figli, la tossicodipendenza, Masson, milano-Parigi-Barcellona;


Kobak R.R., Sceery A. (1988) Attachment in late adolescence: Working Models, affect Regulation and Representations of Self and Others, Child Development, 59, pp.135-146;

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--  Sroufe L.A., Waters E. (1977) Attachment as an Organizational Construct, 48, pp. 1184-1199;


Horowitz H.A., Overton W.F., Rosenstein D., Steidl J.H. (1992) Comorbid adolescent substance abuse: a maladaptive pattern of self-regulation, Adolesc. Psychiatry, 18, pp. 465-483. 

                      Massimo Guido 
           Medico Psichiatra Az. USL Roma F 
           Psicologo Clinico                                                              
                 Psicoanalista Società Psicoanalitica italiana

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