La dieta, negli ultimi anni, non è più solo un mezzo per affrontare il problema del peso, ma si è trasformata in una vera e propria moda sociale per dimostrare a sé stessi e agli altri la propria forza di volontà e di autocontrollo. Il proliferare di diete alla moda, di programmi televisivi che ricordano come mangiare in modo sano, di centri di bellezza che reclamano la necessità di apparire giovani e belli, induce molte persone a mangiare in maniera parsimoniosa o utilizzando prodotti dietetici in presenza di altre persone.Molti arrivano a distinguere i cibi in buoni e cattivi. Mangiare i cibi cattivi comporta spesso sensi di colpa, perché si trasgredisce una regola auto-imposta o decisa da altri. Nasce così il pensiero di non avere il diritto di poter mangiare determinati cibi, pena l'inesorabile aumento di peso ma anche un conseguente senso di inadeguatezza. 

La dieta, negli ultimi anni, non è più solo un mezzo per affrontare il problema del peso, ma si è trasformata in una vera e propria moda sociale per dimostrare a sé stessi e agli altri la propria forza di volontà e di autocontrollo. Il proliferare di diete alla moda, di programmi televisivi che ricordano come mangiare in modo sano, di centri di bellezza che reclamano la necessità di apparire giovani e belli, induce molte persone a mangiare in maniera parsimoniosa o utilizzando prodotti dietetici in presenza di altre persone.
Molti arrivano a distinguere i cibi in buoni e cattivi. Mangiare i cibi cattivi comporta spesso sensi di colpa, perché si trasgredisce una regola auto-imposta o decisa da altri. Nasce così il pensiero di non avere il diritto di poter mangiare determinati cibi, pena l'inesorabile aumento di peso ma anche un conseguente senso di inadeguatezza. Mangiare davanti ad altre persone diventa quasi peccaminoso, ansiogeno e così ci si rifugia in pantagrueliche abbuffate solitarie seguite da un senso di colpa e di sconfitta personale. 
Seguire la dieta in maniera rigida fino al conseguimento del risultato sperato, o lasciarsi andare al piacere per il cibo? 
Spesso si rimane intrappolati da questa visione dicotomica, dieta o non dieta, regola rigida o trasgressione, forza di volontà o pigrizia intellettuale.
Un'eccessiva restrizione dietetica comporta una grande preoccupazione per il cibo, una limitazione della propria vita sociale, una costante ansia di non potercela fare a seguire la dieta nel lungo periodo ed il rischio di una successiva perdita di controllo con conseguente abbuffata. 
Dopo qualche settimana di dieta restrittiva e di “fame” ci si ritrova a fare il primo “sgarro” con conseguente ri-morso.
Oscar Wilde ci ricorda che “cedere ad una tentazione è l'unico modo di liberarsene”. 
Trasgredire ogni tanto, con consapevolezza, aiuta a riscoprire il vero piacere del cibo, senza quegli sgradevoli sensi di colpa che troppo spesso accompagnano un percorso di dieta. 
Nessun cibo è realmente dannoso se assunto in modo equilibrato e non dovrebbe essere vissuto come se fosse l'ultima volta di cui se ne dispone. 
Mangiare un cibo considerato pericoloso, in modo consapevole, aiuta a riscoprire il gusto degli alimenti, a gestirne la quantità, a mantenere una buona vita sociale, a liberarsi dai sensi di colpa e a poter seguire nel tempo una dieta. 

Dott. Enrico Prosperi