La cura dell'obesità, non può prescindere da un'adeguata educazione sullo stile di vita e deve essere affidata ad una equipe interdisciplinare

 L’obesità rappresenta una vera e propria pandemia, e i dati dagli anni ’80 a quelli più recenti, dimostrano come il trend sia in costante aumento. In America, la prevalenza dell’obesità ha superato il 35% della popolazione ed anche tra i più giovani vi sono segnali preoccupanti, con tassi di obesità pari al 16,9%. I dati ISTAT italiani indicano, dal 1983 al 2009, un incremento dell’obesità maschile di quattro punti di percentuale (dal 7,1% all’11,3%). Complessivamente, la media nei due sessi indica che il 10% della popolazione italiana è obesa. Se apparentemente questi dati sembrano indicare una situazione meno preoccupante del nostro paese, bisogna però considerare che il 36% della popolazione italiana è in sovrappeso. Un dato poco confortante è il crescente numero di ragazzi con problemi di chili in eccesso (23%) o addirittura obesi (11%), con presenza di patologie che fino a qualche decennio fa appartenevano solo agli adulti, quali il diabete di tipo II e l’ipertensione.

Le cause di tali numeri sono molto più complesse rispetto al vecchio modello “morale”, che attribuiva tutta la colpa alla scarsa forza di volontà dell’individuo obeso. Ambiente, abitudini alimentari, predisposizione genetica, scarsi supporti sociali, difficoltà a gestire gli eventi negativi della vita, concorrono allo sviluppo di questa vera e propria malattia cronica. Recenti studi dimostrano, inoltre, come la presenza di cibi ricchi di zuccheri e grassi possano agire sul centro del piacere, provocando un rilascio di dopamina e di oppioidi endogeni. La dopamina determina un continuo desiderio dello stimolo gratificante mentre, gli oppioidi endogeni generano un appagamento dopo l’assunzione della sostanza. Per questo motivo, il cibo spesso è descritto come oggetto confortante o sedativo in situazioni emotive difficili da gestire. La presenza di cibo facilmente disponibile e ricco di grassi e zuccheri, la richiesta sociale di un corpo snello e atletico che induce a seguire modelli dietetici restrittivi e le molteplici situazioni stressanti che investono qualsiasi individuo, sono spesso alla base di un aumento di peso, specie in presenza di uno stile di vita sedentario.

La cura dell’obesità rimane ancora affidata, in prima scelta alla dieta, che dovrebbe essere prescritta da medici esperti. È importante che il medico sia in grado di creare una buona relazione con il paziente, lo sappia supportare nei momenti difficili e restituisca alla dieta il suo vero significato di “modo di vivere”. La dieta dovrebbe rappresentare una linea guida flessibile e non una rigida prescrizione, dove i cibi sono divisi in buoni e cattivi.

Si è dimostrato particolarmente utile associare alla dieta una terapia cognitivo comportamentale in grado di aiutare il paziente ad affrontare le situazioni a rischio e le difficoltà emotive. I pazienti obesi hanno spesso pensieri su se stessi molto negativi e critici, con idee errate e non realistiche legate al peso, al cibo e alla dieta. Sviluppare una maggiore consapevolezza di questi pensieri, può aiutare questi pazienti a trovare punti di vista alternativi, con conseguente miglioramento del tono dell'umore, dell’autostima e dei comportamenti alimentari.

Un intervento educativo per soggetti obesi o con binge eating disorder è l’Educazione alla Scelta e Consapevolezza, che si ispira agli approcci teorici delle terapie cognitivo comportamentali di terza generazione (Mindfulness, Acceptance and Commitment Therapy e Dialectical Behavior Therapy). Tale intervento si pone l’obiettivo di ridurre il mangiare automatico, aiutare i pazienti a riconoscere i propri segnali di fame e sazietà e sviluppare le capacità di scelta per vivere in maniera piena la propria vita attraverso una personale realizzazione in vari ambiti (relazionali, lavorativi, di crescita personale, tempo libero, salute, ecc.).

Ulteriore risorsa per la cura dell’obesità è la cosiddetta chirurgia bariatrica. Quest’ultima sta diventando sempre più una prima scelta, anche se rimangono punti oscuri sui possibili rischi post chirurgici (malnutrizione, diarree croniche, vomito o rigurgito frequenti, insorgenza di nuovi disturbi del comportamento alimentare). Un altro elemento che deve far riflettere è il numero di suicidi che si verifica maggiormente nei primi tre anni dall’intervento chirurgico. Tale numero supera quello della popolazione generale di simile età e sesso.

Una recente revisione degli studi, che valutano l’impatto della chirurgia dell’obesità sulla salute psicologica nei pazienti obesi, evidenzia un miglioramento globale psicologico pari a quello ottenuto dagli interventi comportamentali per la perdita di peso. Tuttavia, nelle persone operate che hanno riguadagnato peso, è emerso un aumento della depressione. In una parte dei pazienti non si è riscontrato nessun beneficio psicologico; questo potrebbe dipendere dalle alte aspettative, dal mantenimento di problemi che erano attribuiti al peso corporeo, dal mancato calo ponderale, dal riacquisto del peso perduto o dagli inestetismi derivati dalla pelle in esubero.

Una buona chirurgia bariatrica deve quindi avvalersi sempre di un’equipe costituita da diversi professionisti (medici nutrizionisti, internisti, chirurghi, psichiatri, dietisti e psicologi) in grado di seguire il paziente negli anni.

Un’adeguata educazione prima e dopo l’intervento è necessaria per ridurre i rischi operatori, le possibili complicanze successive all’intervento e per migliorare lo stile di vita. Il miglioramento dello stile di vita ha un effetto importante sulla perdita di peso, ma soprattutto sul benessere psicologico dei pazienti. Come ci ricorda l’Organizzazione Mondiale della Sanità “se ti curiamo oggi, ti aiutiamo oggi. Se ti educhiamo, ti aiutiamo per tutta la vita”.

 

Dott. Enrico Prosperi

Medico-Chirurgo

Specialista in Psicologia Clinica

Università di Roma Sapienza

© 2013

 

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