L’obesità è una malattia cronica causata dall’interazione di diversi fattori: genetici, metabolici, comportamentali, psicologici, sociali e ambientali.

Chirurgia bariatrica e disturbi alimentari: un intervento risolutivo?

 

 

Secondo i dati del World Obesity Day, 800 milioni di persone in tutto il mondo sono affette da obesità e in Italia ne soffre circa il 10,8% della popolazione.

L’obesità è una malattia cronica causata dall’interazione di diversi fattori: genetici, metabolici, comportamentali, psicologici, sociali e ambientali.

Nel caso dell’obesità grave, la chirurgia bariatrica è considerata il trattamento più efficace, in quanto riduce la mortalità, consente una maggiore perdita di peso e il suo mantenimento nel tempo, favorisce il miglioramento di comorbilità cliniche come l’ipertensione e il diabete. Tuttavia, i risultati della chirurgia bariatrica variano da un individuo all’altro.

Generalmente il primo anno dopo l’intervento è quello in cui avviene la più significativa perdita di peso, ma nel lungo termine può accadere un recupero del peso. Alcuni pazienti a seguito della chirurgia bariatrica non raggiungono il calo ponderale previsto o non riescono a mantenerlo, in questi casi si ricorre talvolta a un intervento di revisione, ossia a una seconda procedura chirurgica. La Società Italiana dell’Obesità riporta un tasso di revisione di interventi che varia tra il 5% e il 50%.

Cosa accade quando l’obesità grave si associa a un disturbo alimentare?

Circa 1/2 dei candidati alla chirurgia bariatrica presenta qualche forma di disordine alimentare.

In questi paziente è frequente il mangiare in modo eccessivo, specialmente cibo altamente appetibile, a seguito di emozioni negative.

A seguito dell’intervento chirurgico, i disordini alimentari possono persistere, oppure regredire immediatamente dopo l’intervento per poi presentarsi a distanza di tempo. È anche possibile che i comportamenti alimentari disfunzionali diagnosticati nel periodo pre-chirurgico, si presentino in modo diverso nel periodo post-chirurgico.

Il disturbo alimentare più frequente tra i candidati alla chirurgia bariatrica, è il Disturbo da Alimentazione Incontrollata (DAI), caratterizzato da una iper-alimentazione accompagnata dalla sensazione di perdita di controllo senza comportamenti di compenso. La presenza di DAI pre-chirgurgico può essere seguita dal “DAI bariatrico”.

Con questo termine si intende che dopo l’operazione, anche se non è più possibile un iper-alimentazione a causa della limitata capacità gastrica, può ancora persistere una sensazione di perdita di controllo sul mangiare, la quale può dar luogo a una minore perdita di peso e un maggior disagio emotivo.

D’altra parte, seppur con minor frequenza, in alcuni pazienti sono stati osservati sintomi sub-clinici di Anoressia Nervosa nel periodo post-operatorio, cioè lo sviluppo di un’eccessiva restrizione dietetica dopo l’intervento.

Un altro comportamento alimentare disadattivo che può essere osservato a seguito della chirurgia bariatrica è il “piluccare/spizzicare”, cioè il consumo non pianificato e continuo di piccole quantità di cibo, quando non si ha fame.  

Dunque, è evidente che la chirurgia bariatrica non può essere considerata una “soluzione”, piuttosto uno strumento, che insieme a tanti altri accompagna il paziente nel suo percorso di cura.

Come evidenzia Riccardo Dalle Grave “La chirurgia bariatrica non affronta i meccanismi psicologici che contribuiscono all’adozione di abitudini alimentari e di attività fisica disfunzionali, ed è quindi possibile che la variabilità nel peso perso nel periodo postoperatorio possa in parte dipendere da processi cognitivi, emotivi e comportamentali.”

Diverse linee guida sottolineano l’importanza di un approccio bio-psico-sociale alla cura dell’obesità, la necessità di una terapia adeguata (psicoterapia cognitivo comportamentale) quando è presente un disturbo alimentare ma anche un disturbo d’ansia o di depressione, tuttavia siamo ancora distanti dalla loro applicazione clinica. 

 

Quale obiettivo stiamo perseguendo?

Perdere peso nel breve termine o  migliorare la qualità di vita nel lungo termine?

 

Dott.ssa Cecilia Blandizzi

Dott.ssa in Psicologia Clinica

Dott. Enrico Prosperi

Medico Chirurgo Specialista in Psicologia Clinica

© 2021

 

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