“I gruppi di auto-mutuo-aiuto sono strutture di piccolo gruppo, a base volontaria, finalizzate al mutuo-aiuto e al raggiungimento di particolari scopi. Essi sono di solito costituiti da pari che si uniscono per assicurarsi una reciproca assistenza nel soddisfare bisogni comuni..."

La diffusione di patologie di tipo cronico e/o di patologie legate al disagio sociale, psichico, familiare, porta le persone che ne sono colpite a vivere in una condizione di emarginazione sociale e di scoraggiamento. Con chi parlarne? Chi potrà capire? Guarirò? Guarirà?

Queste e altre domande assalgono chi ha queste problematiche così come chi gli è vicino. Il bisogno di parlare, di non sentirsi soli, contrasta con l’altrettanto grande disagio nel farlo. A tal fine le associazioni AMA, sigla per Auto Mutuo Aiuto, si rivolgono a chi cerca di risolvere in gruppo i propri problemi.

L’Organizzazione Mondiale della Sanità annovera l’auto – mutuo aiuto tra “le misure adottate per promuovere, mantenere o recuperare la salute intesa come completo benessere fisico, psicologico e sociale di una determinata comunità” e da anni si impegna nel promuoverne lo sviluppo e la diffusione. Il mutuo aiuto comporta la collaborazione tra sistemi “formali” e “informali” ponendosi nella rete dei servizi sociali sanitari come supporto ed integrazione alle tradizionali forme di intervento sociale e/o sanitario.

I nodi della rete sono le persone che condividono un medesimo problema e bisogno, che attivandosi in prima persona cercano di ricevere e darsi aiuto reciproco.

Perché nasce la rete di mutuo aiuto tra gli individui? Di solito i gruppi sorgono per dare risposta a problemi per i quali gli utenti non hanno ricevuto adeguata assistenza dal tradizionale sistema socio – sanitario, spesso basato su modalità organizzative rigide e burocratiche. L’auto – mutuo aiuto si sviluppa anche perché ciò che si crea all’interno del gruppo può considerarsi unico ed irripetibile. Generalmente chi ha un problema, con i metodi della terapia tradizionale è considerato una persona passiva e bisognosa di aiuto, mentre nel gruppo diventa una persona attiva portatrice di risorse. Sembra che lo sviluppo dei gruppi AMA sia correlato alla crisi dello stato assistenziale, crisi imputata ad interventi pubblici non adeguati al crescere di una domanda differenziata e personalizzata dei servizi sanitari.

In Italia i primi gruppi nascono negli anni 70, si tratta degli alcolisti anonimi, obesi ed i familiari di tossicodipendenti. Oggi i gruppi si stanno formando in molti ambiti: fumo, disturbi alimentari, familiari di persone con alzheimer, separati e divorziati, elaborazione del lutto, tossicodipendenza, familiari di ragazzi con handicap, HIV, etc.

Alcuni si focalizzano sull’autorealizzazione e la crescita personale attraverso l’aumento dell’efficienza nella gestione della vita quotidiana; altri indirizzano l’attenzione sulla convivenza con malattie croniche o condizioni che implicano dei disagi cercando condizioni di vita più soddisfacenti nonostante la cronicità della condizione; altri ancora si focalizzano sulla riorganizzazione della condotta o sul controllo comportamentale al fine di eliminare o controllare alcuni comportamenti problematici. Di solito nei gruppi autogestiti e auto-organizzati viene enfatizzato il ruolo della solidarietà al posto della strutturazione gerarchica. La condivisione dei problemi determina lo status di appartenenza al gruppo con conseguente riduzione dell’ etichettamento a cui ciascun membro è soggetto nella realtà .

In conclusione, che cosa è la mutualità?

Una delle definizioni maggiormente esaustive è quelle formulata da Katz e Bender (secondo la quale “I gruppi di auto-mutuo-aiuto sono strutture di piccolo gruppo, a base volontaria, finalizzate al mutuo-aiuto e al raggiungimento di particolari scopi. Essi sono di solito costituiti da pari che si uniscono per assicurarsi una reciproca assistenza nel soddisfare bisogni comuni, per superare un comune handicap o un problema di vita oppure per impegnarsi a produrre desiderati cambiamenti personali o sociali. I promotori e i membri di questi gruppi hanno la convinzione che i loro bisogni non siano o non possano essere soddisfatti da o attraverso le normali istituzioni sociali. I gruppi di auto-mutuo-aiuto enfatizzano le interazioni sociali faccia a faccia e il senso di responsabilità personale dei membri. Essi assicurano sostegno emotivo e a volte anche assistenza materiale; tuttavia, altrettanto spesso appaiono orientati verso una qualche “causa” proponendo un’ “ideologia” o dei valori sulla base dei quali i membri possano acquisire o potenziare il proprio senso di identità personale”. La mutualità è tutto ciò che favorisce il confronto delle esperienze in un clima di amicalità e di parità per trarne stimoli al cambiamento, al miglioramento della qualità della vita. Lo scambio di opinioni e il confronto di idee favoriscono la possibilità che ognuno possa ristrutturare il proprio pensiero, rivedere il proprio modo di porsi nei confronti dell’argomento in discussione. Ogni partecipante gioca un ruolo attivo, si riscopre risorsa per se e per gli altri.

Il gruppo può essere una fonte per migliorare l’autostima e il senso di autoefficacia, promuovendo le reciproche potenzialità attraverso il coinvolgimento personale e trasformando coloro che chiedono aiuto in persone in grado di fornirlo. La condivisione delle esperienze vissute diventa strumento per trasmettere forza all’altro. Attraverso l’aiuto offerto a un’altra persona si aiuta se stessi.

              Dott.ssa Luisa Matarazzo